Istat, l’Italia non è un paese per giovani

Un giovane su tre è senza lavoro. Cresce la disoccupazione su base annuale e si gonfia soprattutto tra i ragazzi.

Un giovane su tre è senza lavoro. Cresce la disoccupazione su base annuale e si gonfia soprattutto tra i ragazzi. Le nuove stime sull’occupazione diffuse dall’Istat mostrano che a febbraio il tasso di disoccupazione è rimasto stabile rispetto al mese precedente mentre è aumentato di quasi un punto percentuale per i giovani tra i 15 e i 24 anni.
L’Istat rileva, secondo stime provvisorie, che a febbraio il tasso di disoccupazione giovanile destagionalizzato (15-24 anni) è salito al 28,2% (+0,8 punti percentuali rispetto a gennaio e +4 punti percentuali rispetto a febbraio 2009). Il dato è superiore del 7,6% rispetto al dato medio dell’Ue.
«La disoccupazione giovanile è certamente figlia della crisi internazionale, ma anche di un atteggiamento tutto italiano»: così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, commenta all’ANSA il dato dell’Istat sull’aumento esponenziale della disoccupazione per le fasce più giovani dei lavoratori.
«Mi spiego: da un lato – dice il ministro – si respinge il contributo di idee e di forza che proviene dalle nuove generazioni poiché‚ le si ritiene non ancora pronte ad affrontare le sfide del mercato, dall’altro lo si sfrutta cinicamente con rapporti di lavoro occasionali che non permettono di maturare esperienze ed attitudini. Si tratta di questioni strutturali che il governo sta affrontando con serietà e passione, ma che non si risolveranno senza la sinergia degli enti di formazione, delle categorie, dei sindacati, e persino delle famiglie».
«Nella fase di emergenza ci siamo dedicati, giustamente – aggiunge Giorgia Meloni – a coloro che perdendo il lavoro perdevano anche la possibilità di sostenere la propria famiglia, oltre che di reinserirsi nel ciclo produttivo. Nella fase successiva, credo sia giusto preoccuparsi ancor di più di come garantire accesso all’occupazione e stabilità a coloro che dovranno affrontare il peso di un sistema sociale di cui hanno beneficiato le generazioni precedenti».

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