Il prof. Antonio D'Amore: "Non lasciatevi condizionare dai giudizi altrui… oggi posso smentire tutti quelli che mi dicevano che non ce l’avrei fatta."

Corriereuniv.it in occasione del lancio delle guide digitali di orientamento, studiate per gli studenti in tempo di Covid ha intervistato il prof. Antonio D’Amore, Research Assistant Professor dell’Università di Pittsburgh, fondatore della start up Neoolife e vincitore del premio Isnaf . Entro l’anno farà ritorno in Sicilia come Direttore del programma di ingegneria di tessuto cardiovascolare per la Fondazione Ri.MED

Ci può descrivere in breve il suo percorso formativo-professionale?

Il mio percorso è stato abbastanza tortuoso, non ho seguito una linearità, per lo meno apparente. Molto legato alla mia identità personale. Ero indeciso se iscrivermi a Fisica o Lettere. Il mio desiderio profondo di conoscenza mi spingeva verso questo due campi del sapere Il vero periodo formativo per me è stato quello che ha preceduto la maturità, letteratura, cinema, teatro, erano gli interessi che hanno nutrito la mia crescita. Tuttavia nella scelta concorrono anche i fattori ambientali, la situazione del mercato del lavoro, la possibilità o meno di trasferirsi in un’altra città. Io sono di Palermo e all’epoca la facoltà di Ingegneria risultava essere la più quotata. Così optai per l’iscrizione ad Ingegneria. Non furono anni felici, nonostante i 30 che prendevo, ero uno studente pessimo, passavo la notte a vedere il programma “Fuori Orario”. 

Il suo considerarsi “un pessimo studente”  lo portò comunque a proseguire il percorso in Ingegneria Meccanica?

No, ad un certo punto lo interruppi e mi iscrissi a Lettere, ma dato che l’accesso al mondo della scuola era molto articolato (sapevo che avrei insegnato), pensai all’altro “mio primo amore”, Fisica. In questo periodo di interregno universitario lessi molto e fu così che grazie alla presenza dei quasi scomparsi Internet cafè, iniziai a documentarmi sulla meccanica del continuo, applicata all’ingegnerizzazione del tessuto biologico. In libreria non c’era nulla al riguardo e, a livello di corsi universitari, non esisteva ingegneria biomedica, tranne che al Politecnico di Milano. Feci dei colloqui e contemporaneamente iniziai a studiare l’inglese, e successivamente mandai il mio curriculum ai vari College in Inghilterra e negli Stati Uniti.  Intanto feci una tesi in bio meccanica. Venni ammesso a 4 università con borsa di studio.

Concluso dunque il percorso in Ingegneria Meccanica (laurea vecchio ordinamento) decise di intraprendere una nuova laurea e fuori dall’Italia?

La decisione fu in parte sofferta. Famiglia, vita sentimentale. Staccarsi da tutto, non è semplice, ma sapevo che eravamo in un momento di convergenza tra più discipline: scienze, medicina, filosofia, matematica, pur non avendo una laurea biomedica, intravedevo grandi opportunità sia accademiche che di creazione di una start up, ma nella mia terra non trovai risposte. Avevo cominciato a lavorare come consulente, feci un breve stage al Campus Biomedico e in breve mi ritrovai ad essere un bio-tecnologo, pur non essendolo come formazione primaria, ma il mio futuro era da un’altra parte. Finalmente avevo trovato la mia identità culturale. Partì, direzione Imperial College a Londra, corso di laurea in Ingegneria biomedica. Tra la upperclass britannica, io che venivo da Palermo e da un ceto medio, sentivo una certa distonia “ambientale”; vivevo nel dormitorio diviso con i musicisti, con una élite culturale che spesso non arrivava a fine mese. Non raggiunsi la sufficienza in vari esami, finì i soldi e fui costretto a tornare in Italia (nei college inglesi, gli esami si possono rifare solo una volta). Tornai in Italia, tenni duro, rifeci gli esami e li passi tutti con voti molto alti. A quel punto avevo due lauree.

Dato il suo interesse e forma mentis per la ricerca, decise di prendere un Dottorato di ricerca?

Ero indeciso se tornare a Londra dove mi era stato offerto un dottorato o proseguire in Italia, sebbene scettico mandai il mio cv all’ISMETT un ospedale di Palermo. L’allora direttore del centro di ricerca, il dott. Bruno Gridelli, mi prospetto che nel prossimo futuro si sarebbe creato un Centro di Ricerca di eccellenza, in collegamento con l’Università di Pittsburgh e il supporto dei fondi europei. Un profilo come il mio, sarebbe stato interessante. L’elemento che mi convinse a inviare il mio cv  all’Università di Pittsburgh, fu una foto che Gridelli teneva sulla scrivania: “guardi un paziente che ho operato ai polmoni”.

In quale campo di indagine scientifico all’interno di ingegneria biomedica diresse le sue ricerche sia teoriche che applicative?

Il mio interesse scientifico si era ormai consolidato nell’ingegneria del tessuto a Pittsburgh 450 persone fanno ingegneria dei tessuti). Molti trapianti di organi, sono stati realizzati a Pittsburgh dove operava Thomas Starlz, pioniere di trapianto d’organo e poi di organi artificiali di ingegneria del tessuto. In 24 ore io, da sempre caratterialmente incline al dubbio, capii che dove c’erano le infrastrutture giuste e la massa critica adeguata non era l’Inghilterra, ma gli Stati Uniti, e partii. Il mio campo di indagine si concentrò sulle bioprotesi in ambito cardiovascolare. Da quel momento mi era chiaro chi fossi. Quando si costituì il Centro di Ricerca a Palermo (Fondazione RIMED), nella mia nicchia scientifica, avevo realizzato brevetti 14, arrivai nella selezione tra i primi 5.  Proprio la scorsa settimana ho firmato per start up. Faccio un lavoro che mi viene naturale, a livello personale sono felice. La start up ha come focus le valvole ingegnerizzate, la tecnologia che abbiamo sviluppato, è applicabili anche a vasi artificiali. Parliamo di ingegnerizzazione cardiovascolare.

Sbocchi occupazionali nel campo dell’ingegneria biomedica e biomeccanica?

Il campo biomedicale è in forte ascesa a livello internazionale, un’autentica frontiera di sviluppo, ma in Italia non ci sono molte opportunità a livello di ricerca. A livello azionario nel mondo, il biomedicale ha oltrepassato il farmaceutico, se ora prendi azioni in questi due campi, il biomedicale è un settore trainante e in crescita. In generale, se dovessi consigliare altri campi di ingegneria e tecnologia in ascesa, direi: bioinformatica, energia rinnovabile, intelligenza artificiale che è legata a tante industrie. L’automotive invece al momento è in sofferenza.

Un consiglio alle future matricole?

Investire su stessi, studiare, studiare, essere voraci di vita, capire che il mondo è infinito, fare un investimento culturale su sé stessi che rende liberi. In una fase storica dove regna la sovrabbondanza di informazioni, bisogna focalizzarsi sugli elementi per noi importanti e seguire le proprie passioni al cento per cento, È bene inoltre prendersi cura di sé stessi, attraverso la musica, lo sport, la letteratura, il teatro, il cinema. L’iper specializzazione senza contesti culturali, e l’allontanarsi dalle proprie passioni provoca l’arresto della crescita personale. Non lasciarsi mai condizionare dal giudizio altrui. Posso smentire tutti quelli che mi dicevano che non ce l’avrei fatta.

Amanda Coccetti

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