Il male dentro il male

La guerra è un male, il nazifascismo è stato un male dentro la guerra, l’olocausto un male nel nazifascismo. La shoah è tutta racchiusa in queste parole, parole emerse dal memoriale di ieri 27 gennaio, giornata della memoria.
Palazzo du Mesnil sede dell’Università di Napoli l’Orientale ha commemorato i terribili eventi della guerra approfittando del volume sugli atti delle giornate di studio sulle leggi razziali a cura di Giancarlo Lacerenza e Rossana Spadaccini. Un volume nato nel 2008 contenente ogni tipo di dato e informazione raccolto in anni di ricerca.
La memoria è un diritto, mi fa ridere che ci sia una legge che ci obbliga a ricordare il 27 gennaio. Tutti gli altri giorni possiamo dimenticarcene?” Giuste e dirette le parole di Guido D’Agostino Presidente dell’Istituto campano per la storia della Resistenza. “La memoria non può essere un dovere, forse lo è per noi più anziani che abbiamo il dovere di trasmettere ai giovani il senso perenne del ricordo” ha poi precisato.
Con Miriam Rebhun della Comunità Ebraica di Napoli uno sguardo alla commemorazione materiale, con cui avere a che fare giorno per giorno affrontando il tema delle pietre d’inciampo. In Germania già dal 1993 davanti alle case dei cittadini ebrei ne vennero costruite centinaia. Oggi a Roma per la prima volta in Italia ne verranno poste trenta. “Non si può far finta di non vederle, saremo tutti costretti a fare i conti con ciò che è stato” ha affermato la Rebhun.
Aldo Pace, Direttore generale del Banco di Napoli ha trattato il lato freddamente tecnico del nazifascismo con la lettura del decreto 17/11/1938, che recita “è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica” e altre note assurdità di questo genere, ha concluso il suo intervento sull’importanza e sul dovere di istruire i giovani per evitare che si ripetano tali atrocità.
Le leggi razziali non furono mai discusse, furono approvate per acclamazione con la piena totalità dei voti 351/351”, ha spiegato Olindo De Napoli ricercatore alla Federico II. “Il razzismo era radicato in Italia da tempo, molto prima del fascismo, soprattutto perché non nasce come partito propriamente razzista, si è modificato nel tempo”.
Al termine dell’incontro la lettura di poesie alternata dalla visione di brevi spezzoni di film sull’olocausto con l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi”. Tra i filmati, il racconto della storia di Sergio De Simone, il bambino napoletano di otto anni deportato insieme ad altri (i famosi venti bambini di Bullenhuser Damm’) tra cui le cuginette di quattro e sei anni. Sergio fu vittima delle atrocità di Kurt Heissmeyer “medico” sotto le direttive del suo altrettanto carnefice-collega Mengele.
Ricordare per non ripetere.

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