I saloni di orientamento: criticità e opportunità

Cosa pensano i giovani dei saloni di orientamento? Ne abbiamo parlato con loro.

La crisi economica c’è ed è innegabile che abbia delle significative ripercussioni sul mercato del lavoro. Giovani laureandi e neolaureati continuano, così, ad affannarsi nella ricerca di uno stage o di un primo impiego.
Nonostante sembrino scarseggiare le opportunità di inserimento, anche quest’anno le aziende non hanno mancato ai loro consueti appuntamenti con le fiere e i saloni del lavoro. Il 26 maggio il Palazzo dei Congressi dell’Eur (Roma) ha ospitato Job Meeting, organizzato da Cesop Communication e dal Corriere della Sera. Per l’occasione abbiamo deciso di ascoltare le opinioni dei giovani presenti e provenienti da percorsi formativi differenti.
L’evento ha sicuramente esercitato un forte potere attrattivo sugli studenti universitari e sui neolaureati, tanto che molti di loro venivano da città vicine per potervi partecipare. “Noi siamo venuti da Caserta apposta per il Job Meeting di oggi anche sperando fosse organizzato meglio e abbiamo anche partecipato a iniziative simili a Napoli”, ci hanno detto Ilaria e Giovanni, entrambi 26 anni.
Le aziende c’erano, i giovani armati di curricula non mancavano ma tra di loro sembrava serpeggiare una certa insoddisfazione. I saloni di orientamento, per molti di loro, sembrano essere occasioni poco vantaggiose per chi proviene da specifici percorsi formativi. “Veniamo tanto carichi, pieni di speranze a questi tipi di eventi, ma in realtà senza particolare riscontro. Forse, però, è anche colpa della nostra laurea. Noi siamo laureati in architettura e, anche venendo qui ad esempio ce ne siamo accorti, si cercano molto ingegneri ed economisti, insomma ci sono più opportunità per questi ambiti”, sostiene Ilaria pienamente sostenuta dal suo collega Giovanni. A loro fanno eco Gioia, 22 anni, “Io sono laureata in mediazione linguistica e cercavo un’azienda che avesse a che fare con la mia laurea, invece in gran parte richiedono la laurea in economia, ingegneria o comunque lauree scientifiche”,  e Martina, 22 anni, “Io sono venuta qui per vedere quali opportunità ci sono ma non credo che ci sia qualcosa che rispecchi i miei interessi o comunque sarà molto difficile”.
D’altra parte a essere scettici sono anche i giovani neolaureati in economia, a rappresentarli Riccardo, 27 anni, “Alcune delle posizioni che oggi vengono offerte non rispecchiano le mie aspettative, probabilmente a causa del mio background di studio e formazione. Io ho studiato economia e qui cercano laureati in economia per il settore commerciale. Insomma cercano rappresentanti ed è un po’ dura accettare la cosa dopo tanto studio e impegno”.
A mettere in luce un’altra criticità dell’organizzazione dei saloni di orientamento è Sara, 25 anni laureata in Scienze politiche con indirizzo Relazioni Internazionali, “Poi vieni in questi saloni e dopo tanta fila ti dicono “il curriculum mettilo on line, anche se ce ne arrivano 300.000 al giorno”, con quel sorriso che ti offende quasi. Nessuno prende i curriculum, allora mi chiedo: Cosa siamo venuti a fare?”. Questa è probabilmente la domanda più ricorrente che i giovani si pongono quando decidono se vogliono o meno partecipare a un salone di orientamento. Se le aziende non prendono i curricula, se non è possibile avere un colloquio, se non ci sono posizioni aperte, allora qual è la funzione di questi eventi e quale dovrebbe essere? “Mi aspettavo un incontro più diretto con il personale delle aziende, in modo che potessero illustrare meglio quali sono le loro posizioni aperte, le opportunità, come comportarsi nel caso di un’eventuale chiamata per un colloquio di lavoro. In linea di massima credo che essere venuto oggi sia stata una perdita di tempo, in quanto quello che sto facendo qui poteva essere fatto tranquillamente da casa con internet. Io sono venuto oggi dall’Aquila, non c’era bisogno di venire a Roma”, ci dice Luca, 27 anni laureato in ingegneria.
Non solo criticità, però. Infatti alcuni di loro credono che comunque i saloni di orientamento siano utili e possano essere uno strumento per i giovani per iniziare a conoscere e dialogare con il mondo del lavoro. “Comunque credo che siano iniziative utili, che magari ti permettono di scoprire che cercano il tuo profilo anche in aziende che non ti aspettavi o trovare qualcosa di interessante”,  ha detto Ilaria, appoggiata da Giovanni che ha aggiunto “Anche io ho trovato i Job Meeting molto interessanti, perché puoi parlare direttamente con le imprese e chi le fa, cosa molto difficile se non impossibile da fare attraverso internet”.
Nelle loro parole c’erano demotivazione e sfiducia ma non è questo l’atteggiamento giusto per proporsi sul mercato del lavoro. Occorrono determinazione, coraggio e ottimismo e loro in fondo lo sanno. Per questo erano comunque al Job Meeting: per dare la caccia al loro futuro.
Annalisa Amato

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