Horizon 2020, stanziati 78,6 mld per la ricerca. Carrozza: “L’innovazione tra le priorità dell’agenda Europea”

HORIZON 2020

HORIZON 2020. “Uno stanziamento senza precedenti che mette la ricerca al centro dell’agenda europea”, così il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza ha commentato il via libera del Parlamento europeo al Programma di ricerca Horizon 2020. Il programma, approvato la settimana scorsa a Strasburgo, prevede 78,6 miliardi di euro per il periodo di programmazione 2014-2020 e subentra al settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico e alle sezioni per l’innovazione contenute nel Programma competitività ed azione.

“Se a questo aggiungiamo – ha sottolineato il ministro – che almeno la metà dei Fondi Strutturali e d’Investimento Europei deve essere dedicata alla ricerca, l’orizzonte diventa davvero sfidante. Per questo il sistema italiano si sta attrezzando, accentuando la dimensione europea del Programma Nazionale per la Ricerca, nella preparazione del quale sono coinvolte le Regioni insieme alle Amministrazioni centrali, le imprese, le università, gli enti di ricerca. È un appuntamento che il nostro Paese non può permettersi di perdere”.

 Tra le novità previste dal programma, il potenziamento del budget di circa il 30% e una maggiore semplificazione con l’obiettivo di facilitare la partecipazione da parte di piccole imprese e piccole organizzazioni e centri di ricerca. La quota maggiore del budget, 29,7 miliardi, sarà destinata all’asse “Social challenges”, a sua volta diviso in sette aree tematiche tra cui salute e cambiamento demografico, sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile, energia pulita, trasporti verdi. 24,4 miliardi sono invece appannaggio di “Excellent science”, che racchiude finanziamenti per ricercatori individuali nell’ambito dell’attività del Consiglio europeo della ricerca e delle azioni Marie Sklodowska-Curie. 17 miliardi vanno all’asse “Industrial leadership”, rivolto principalmente alle piccole e medie imprese e ai prestiti tramite intervento della Bei. Quote minori vanno all’Istituto europeo di innovazione e tecnologia e all’Euratom per la ricerca in campo nucleare.

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