G8, dalle tende: "Yes, we camp"

yeswecamp.jpgUna protesta composta, civile e anche un po’ ironica. Se il presidente del consiglio Silvio Berlusconi pensava che spostando il vertice 2009 dalla Sardegna all’Abruzzo avrebbe limitato le contestazioni, si sbagliava. Anzi, questo “trasferimento” in terra aquilana le ha inasprite. A illuminare con il sorriso una nuova giornata di proteste, dopo gli scontri e gli arresti che hanno caratterizzato la vigilia romana del vertice, l’iniziativa dei terremotati, ancora chiusi nel caldo delle tendopoli dopo il terremoto del 6 aprile scorso.
Ieri mattina un’enorme scritta che strizza l’occhio al motto di Barack Obama “Yes, we can”, ormai diventato di pubblico dominio, distesa sulle colline di Roio, che con la sua altezza domina l’autostrada A24 Roma-L’Aquila-Teramo, strada obbligata per raggiungere il luogo del vertice.
“Yes, we camp”, stiamo solo campeggiando. È un po’ come stare in vacanza, in fondo l’ha detto anche il nostro premier. O anche per sottolineare che da quel terremoto sono passati tre mesi e due giorni, ma la popolazione di un Abruzzo distrutto è ancora senza tetto, è ancora nelle tende. “La gente pensa che la ricostruzione stia procedendo liscia, che gli aquilani siano già tornati nelle loro case, e invece non è così” racconta Mattia Lolli, componente del Comitato “3 e 32”.
Gli fanno eco le decine di giovani che animano la protesta: “Non ce l’abbiamo con il G8 – ci tengono a sottolineare – la nostra battaglia vuole informare l’opinione pubblica che le cose all’Aquila non vanno come dicono, perché la ricostruzione non è mai partita, e sotto le tende le persone più anziane stanno morendo”.
Incalza Lolli: “Quello che è mancato finora è l’ascolto: vogliono far vedere che va tutto bene, procede tutto a tempo di record, mentre finora non è successo letteralmente niente. Le nostre case stanno come stavano la notte del 6 aprile dopo il sisma, sono cioè distrutte, e gli unici lavori che abbiamo visto procedere spediti sono quelli per l’organizzazione del G8“. Perché, in effetti, è lecito chiedersi: ma con tutti i soldi spesi per costruire le strutture alla Maddalena, e tutti quelli che servono per la ricostruzione abruzzese, spostare questo G8 all’Aquila era proprio necessario?

Manuel Massimo

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