Francesi, no all’inglese nelle università: “è sudditanza culturale”

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Singolare il comportamento dei francesi che, in tempi di riforme fallimentari su tutti i fronti, s’impegnano nell’avversare un progetto di legge che vorrebbe autorizzare l’uso delle lingue straniere all’interno delle università e delle scuole.

Si tratterebbe solo di allinearsi alle norme internazionali, presenti ormai da tempo in tutta Europa.
Con il vantaggio di poter attirare studenti stranieri nel Paese.
I francesi, però, hanno risposto picche: “Introdurre l’inglese è sinonimo di sudditanza culturale”.
E giù critiche al ministro dell’Educazione superiore, Geneviève Fioraso e al suo progetto di legge, approvato dal Consiglio dei ministri il 20 marzo scorso.

“Ci ritroveremo in cinque a parlare di Proust attorno ad una tavola”, ha ammonito la Fioraso.
E ironia del caso ha risposto proprio un esperto di Proust, il prof. Antoine Compagnon, che ha detto: “la Fioraso ci vuole sparare nella schiena”.
Ma non è il solo: persino l’Académie française  ha dichiarato: “la misura favorisce una marginalizzazione della nostra lingua”.
AZ

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