Fedeli e Poletti: la calda estate degli annunci

La ministra dell’istruzione Valeria Fedeli ha lanciato l’idea di innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha invece annunciato un piano di sgravi per l’assunzione dei giovani di due miliardi di euro.

Un’estate molto calda quella che sta per concludersi. E caldi sono anche gli annunci che in questi giorni stiamo ascoltando da diversi esponenti del Governo. Trecentomila nuovi posti di lavoro per giovani è l’auspicio del ministro del lavoro Giuliano Poletti. Grazie a due miliardi di euro da destinare alla riduzione del carico fiscale per l’assunzione di under 29, in via Veneto si augurano di poter dare una nuova spinta all’occupazione  giovanile, vero punto di debolezza nel nostro Paese. Chissà se i soli sgravi contributivi(si tratta per due o tre anni, ndr) saranno sufficienti a rivitalizzare le assunzioni junior o se resterà ancora una volta una buona intenzione. Una proposta sul tema era venuta dal presidente di Confindustria  Vincenzo Boccia, che auspicava l’azzeramento del cuneo fiscale, ma la porta sembra molto stretta visto che lo stesso premier Paolo  Gentiloni ha parlato di una riduzione del cuneo fiscale, non di più.
Innalzare l’obbligo di istruzione a 18 anni.
Portare l’obbligo di istruzione da 16 a 18 anni. Questa la proposta della ministra Valeria Fedeli. Un annuncio che ha suscitato non poche reazioni, sia sul fronte dell’opposizione che fra gli addetti ai lavori. L’ex ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, in un’intervista rilasciata al quotidiano Libero, ha parlato di idea vecchia che “non guarda alla qualità dell’istruzione e alla capacità di motivare gli studenti”.  Andrea Gavosto direttore della Fondazione Agnelli è più o meno sulla stessa lunghezza d’onda: ” la ministra Fedeli ha lanciato il tema pur evitando di indicare tempi e modi” e “studiare più a lungo diventa un passaggio obbligato per avere la certezza di un lavoro pieno e gratificante, il rischio però è che l’allungamento per decreto dell’obbligo scolastico possa servire a poco se non cambia profondamente la didattica nella scuola”.  In particolare Gavosto fa riferimento: “alla capacità dei docenti di cambiare il modo di insegnare, appassionando, orientando e coinvolgendo gli studenti, anche quelli più difficili” 
 

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