Etica alla Biennale

“L’etica libera la bellezza. Cosa fare dei beni sequestrati alle mafie?”, il progetto della Facoltà di architettura della SUN alla Biennale di Venezia.

La Biennale di Venezia che da 115 anni racconta l’avanguardia delle tendenze artistiche di ogni epoca e che organizza manifestazioni nelle arti contemporanee, domani darà il via alla sezione Architettura diretta da Kazuyo Sejima e intitolata “People meet in architecture”.
Novità all’interno del Padiglione Italia diretto da Luca Molinari è “L’etica libera la bellezza. Cosa fare dei beni sequestrati alle mafie?”, il progetto della Facoltà di architettura “L. Vanvitelli” della Seconda Università degli Studi di Napoli insieme a Libera Campania, Santo Giunta, Libera Associazione GOEL e Filippo Romano + Eva Frappiccini. “Apre le porte sulla conversione dei beni confiscati alle mafie e sul ruolo che l’architettura, le istituzioni e le università locali possono avere nel creare una nuova sensibilità ed azioni nei territori interessati da questi drammatici fenomeni” si legge sul web della biennale.
Gli studenti hanno partecipato attivamente aiutando le amministrazioni nei rilievi, misure catastali e perizie tecniche per fronteggiare le esigenze di destinazione d’uso attraverso un mix di lavoro tra tirocini, tesi di laurea e dottorato di ricerca” ha spiegato Danila Jacazzi vice Preside della Facoltà dell’ateneo campano. ”L’allestimento è stato realizzato da Libera e grazie alle nove tesi selezionate dal prof. Massimiliano Rendina è stato possibile ricavare un progetto composto da un video ed uno sfogliabile sui 71 beni confiscati alla mafia. Tra questi, il progetto per la riqualificazione della villa di Schiavone a cura del Preside di Facoltà Carmine Gambardella” ha affermato la prof. Jacazzi.
Il progetto delle nove tesi laurea è molto complesso, forse nemmeno realizzabile. Inizialmente ci sembrava molto difficile poter lavorare su dei beni confiscati così piccoli ma poi, grazie anche all’aiuto di Libera Caserta, abbiamo individuato nove punti sul territorio su cui operare” ha spiegato il prof. Rendina.
Santa Maria Capua Vetere, Trentola Ducenta, Casal Di Principe e Castelvolturno sono alcune delle zone in cui i tesisti hanno lavorato insieme al professore, a Libera e al Comitato Don Peppe Diana. “I beni confiscati non solo migliorano il territorio al momento della riqualificazione, ma, a seconda dell’uso che ne viene fatto, possono diventare di utilità per i cittadini. Ecco perché abbiamo scelto di realizzare una casa per anziani o un centro medico” ha concluso il prof. Rendina.
Martina Gaudino

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