E-learning: la formazione a prova di click

Incredibile opportunità di comoda formazione a costo ridottissimo, o immancabile truffa della modernità? Nessuna scelta, due affermazioni e una sola parola che le contiene entrambi: e-learning. Nonostante in Italia la formazione a distanza fatichi a decollare aumentano le università telematiche, si ampliano i servizi collegati alla rete e ogni ente territoriale o regione non può fare a meno di presentare la sua ultimissima piattaforma on line. Mettendo da parte gli innumerevoli vantaggi del web il Bel Paese rischia di restare legato ad una visione un po’ “relativa” della formazione a distanza. Secondo i più pessimisti il suo ingresso più che nella rete è nel business dei centri di preparazione parauniversitari e delle tante convenzioni stipulate.

Formazione a costo ridottissimo, o immancabile truffa della modernità? “Formazione a vita!”. “Studiare da casa!”. “Internet per tutti!”. “Atenei sul web!”. “Formazione a distanza!”. Non sono slogan dell’ultima manifestazione degli studenti universitari. Sono necessità. Incontrovertibili. Oramai la quantità di conoscenze, competenze e informazioni che il nostro vivere ci richiede è esplosa. Ed in quel mentre, pure la nostra vita quotidiana si è dilatata. Abbiamo infatti costante accesso alla rete, sui nostri smartphone (che costano sempre meno), sui netbook, sui notebook, e poi a lavoro, a casa, dagli amici: il web è il nostro secondo mondo. Coniugando questi due assiomi, eccola là: la formazione a distanza. L’e-learning, tanto per fare gli anglofoni. Incredibile opportunità di comoda formazione a costo ridottissimo, o immancabile truffa della modernità? A voi, nostri lettori, l’ardua sentenza. Prima però leggete le due arringhe che vi proponiamo, in parità di diritto e di importanza, formulate con tentata obiettività scartabellando le posizioni sul tema espresse on-line da politici, uomini dell’economia e della finanza, cittadini comuni, giovani: la prima arringa sarà quella d’un ipotetico disincantato pratico, personaggio nel quale raccogliamo chi non si fida, aspetta il conto, e intanto fa le bucce all’Italia, e ai suoi mille guasti irrisolti; la seconda arringa sarà invece quella esposta da un immaginario nativo digitale, maschera di chi si professa innamorato della rete, delle sue fantasmagoriche opportunità e della sua potenziale democraticità formativa.     
 La parola all’accusa. Arringa dell’ipotetico disincantato pratico.
Il ruolo della formazione on-line – Sgombriamo il campo da ogni dubbio: anche io credo nella formazione in rete. Ma credo che dovremmo assegnarle un ruolo succedaneo, di sostegno alla formazione in presenza, cioè di quella formazione che preveda contatto umano tra docente e discente, quella insomma che può arrogarsi autorevolezza, pazienza, capacità formativa. Avvalorano questa tesi i tanti interventi che si possono trovare sui forum tematici dedicati a scuola e formazione. Soprattutto, se si fa riferimento a discenti delle scuole medie, o superiori: l’importanza della scuola tradizionalmente intesa è conclamata.
I guasti degli web-atenei – Ma, comunque, il problema è un altro: l’accreditamento. Il valore concordato, cioè, ai corsi on-line. Spessissimo, valgono poco. O niente. Provate ad immaginare di iscrivere un titolo acquisito on-line in un curriculum, e immaginate la faccia dell’esaminatore mentre lo legge. Magari, immaginatene pure la voce mentre vi chiede: “Ma corsi seri ne ha seguiti?”. Oppure, e qui si va nel patologicamente illegale, il problema dell’accreditamento si manifesta nei casi di enti equiparati. Tanto per dirne alcuni: le università on-line d’Italia. Nel nostro Paese, ultimo dei grandi d’Europa a lanciarsi nella sfida della formazione universitaria on-line, si contano 11 atenei, con 13.891 studenti iscritti nell’a.a. 2007/2008. Tanto per fare un paragone: la Uned spagnola, da sola, di iscritti ne conta più di 150mila. La Open University britannica, 180mila. Anche perché la normalità, negli altri paesi, è che di atenei on-line ce ne siano uno, due, massimo tre. Tutti, o quasi, pubblici. Da noi, l’inverso. Di quegli 11 l’unico pubblico è lo IUL di Firenze. Uno, su 11. Gli altri hanno, praticamente tutti, dichiarati scopi di lucro. Un lucro, tra l’altro, spesso ricorsivo, visto che alcuni di quegli atenei telematici sono diretta o indiretta filiazione delle società di supporto allo studio. Cioè: mi iscrivo, e pago. Non sono capace di studiare, e mi rivolgo alla società di supporto. E ri-pago. Alla fine, stra-pago, ma sono contento. Visto che, in un Paese nel quale i laureati in pari con gli esami sono circa la metà negli atenei “normali”, in quelli digitali la velocità è la norma. Con percentuali di “lauree precoci” (cioè addirittura in anticipo sui tempi canonici) che raggiungono, in certi atenei, anche il 70%. Il che è doppiamente strano, visto che oltre il 90% degli iscritti ha più di 25 anni. Insomma, ragionando un po’ a cottimo con il machete del sospetto, visti da lontano sembrano proprio dei laureifici organizzati. E, tra l’altro, accettati come tali, con titoli di studio che hanno il medesimo valore delle lauree normali per il conseguimento, tanto per dirne una, dei crediti necessari per partecipare ai concorsi pubblici, abituale punto d’arrivo per i web-laureati.
Conclusioni dell’ipotetico disincantato pratico – In conclusione, quindi, la formazione on-line è e rimane un’ottima possibilità. Una opportunità. Ma non può essere un’alternativa. Deve essere complementare alla formazione “normale”. E poi, occorre rigore. Controllo. Raziocinio sociale. Occorrono regole, e stroncatura delle devianze. Attenzione. Non solo nell’accreditamento paritetico e paritario di questo tipo di formazione rispetto a quella in presenza. Occorre anche un livello superiore di controllo di competenze.
La parola alla difesa. Arringa dell’immaginario nativo digitale.
Le università “normali” si sbracano sul web – L’importanza e l’autorevolezza della rete come fonte di formazione ci è raccontata, anzitutto, dalla presenza on-line degli enti deputati a dare ad ogni Paese una preparazione alta, forte, robusta: le università. Oramai, anche quelle “tradizionali” hanno siti che intercettano milioni di utenti unici, che assicurano comunicazioni, reperibilità di informazioni e fonti, contatto diretto con l’ateneo e i suoi tanti livelli burocratici. E non solo. Stanno anche evolvendo. È il caso della Federico II di Napoli per esempio, prima università italiana a sbarcare su I-Tunes U, il canale dedicato alle università del celeberrimo Apple Store, sul quale il mega-ateneo partenopeo ha lanciato <<Federica>>, il proprio canale di e-learning aperto completamente a tutti, senza password, né spese. “Il tutto è infatti open access. Chiunque, anche un semplice curioso, può accedere al canale” ha detto il papà di <<Federica>>, il prof. Mauro Calise, nella cerimonia di apertura. In effetti, c’è di che essere soddisfatti. 17000 immagini, 300 video, 2000 lezioni, 1600 documenti, 3000 link, 600 podcast, 40000 slide: numeri da capogiro per un progetto pensato, immaginato e voluto per non sfigurare, (anzi, fare una gran bella figura!), accanto a mostri sacri della formazione come Oxford o Yale. Non solo: c’è anche chi ha deciso di affidarsi ai social network. Sulle pagine ufficiali in facebook dei principali atenei si possono oramai trovare veri e propri “servizi di sportello”, contatto diretto e web-learning elementare. Anche perché saper surfare sulla rete, e sulle sue propaggini più socialmente nuove, è formativo. Se ne sono accorti alla Statale di Milano, dove i 25 allievi del Master di secondo livello in Diritto del Lavoro e relazioni Industriali hanno ricevuto un’insolita imposizione dal proprio corso: “Apritevi un profilo su twitter”. E non è che con questo abbiano voluto implementare i rapporti personali tra i discenti per conseguire un gruppo più coeso: ad essere saggiate e valutate saranno proprio le loro capacità di interagire, tra loro e con il docente. Ed il web, per le università, può essere anche una fonte di esplosione delle proprie possibilità bibliografiche. Molte università italiane, infatti, stanno costruendo delle vere e proprie biblioteche digitali dove poter leggere gratuitamente articoli scientifici, pubblicazioni accademiche e tesi di laurea, conseguendo una fulgida diffusione di sapere gratuito, accessibile a tutti e da ovunque, in qualsiasi momento della settimana e della giornata. 
Formarsi a distanza (a volte pure gratis!) si può – Ma usciamo dalle Università. E tuffiamoci negli enti ai quali la nostra Costituzione affida la formazione dei cittadini della Repubblica: le Regioni. Praticamente tutte si stanno dotando di seguitissimi strumenti di e-learning. Prendiamo la Toscana. Nel 2001 ha messo on-line il proprio portale di web-learning, il ProgettoTrio. Che oggi è diventato un mega-progetto formativo che ha a catalogo circa 1500 corsi on-line, da poche a qualche decina di ore da passare sul web, con un conseguente attestato di frequenza previo superamento dei testi di verifica delle conoscenze acquisite. Non solo: ProgettoTrio offre anche servizi di orientamento e tutoraggio, un help-desk, e alcune aule virtuali sincrone, di tipo tematico. Alla domanda: “Cosa serve per poter partecipare?” la risposta è semplice: niente. O meglio: solo internet. E nient’altro. Non ci sono limitazioni di cittadinanza. O di provenienza. Né di censo: è tutto, semplicemente, gratis.
L’e-learning very professional – Inoltre, e concludo, l’e-learning consente di entrare in contatto con istituzioni conclamate della formazione, che lo fanno di mestiere, con qualità, cura dei particolari, valore delle attestazioni. Prendiamo la ELLEU, cioè l’E-learning per le Lingue e le Letterature Europee, un progetto che il Consorzio interuniversitario ICoN Italian Culture on the Net ha presentato alcuni anni or sono alla Commissione Europea vincendo dei finanziamenti importanti. Per poter accedere al meticoloso materiale pubblicato è qui necessario sottoscrivere un abbonamento. È vero, sono 160€. Ma con quei soldi, nella formazione vis-a-vis si acquista qualche ora scarsa di lezione. Qui invece si può usufruire di tutto il dotto materiale pubblicato, ed anche la libera consultazione di 350 moduli didattici sulla lingua e la cultura italiana, l’accesso ad una selezionata biblioteca digitale e pure ad un piccolo museo virtuale.
Conclusioni dell’immaginario nativo digitale – Quindi, con pochi soldi (o anche gratis!), da casa propria in tutta comodità chiunque può trovare formazione on-line. Basta averne la voglia, la buonafede e saper selezionare. Insomma: non si può scappare dal futuro.
Simone Ballocci

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