Draghi ribelli contro i diktat della finanza

In risposta e in protesta contro la crisi attuale, gli indignados della capitale, sottolineano il contagio con il movimento spagnolo,della piazza americana di Wall Street, e dei movimenti nord africani, ma non la pedissequa imitazione. Si  sono accampati sulle scalinate del palazzo delle Esposizioni, di Roma, simbolo della cultura “privatizzata”, aspettando il 15 ottobre, momento apicale delle rivolte che stanno scuotendo il mondo da occidente ad oriente.

Si chiamano “Draghi ribelli” , denominazione singolare che racchiude la doppia valenza di ribellione nei confronti dei diktat della finanza (Mario Draghi, governatore di Banca Italia e, a breve della Banca Centrale Europea) e il simbolo cinese che rappresenta la fluidità.

Dichiarano di avere scelto un profilo nuovo, non identitario che raccoglie studenti, precari, lavoratori della comunicazione, già costituiti in movimenti del mondo universitario e della società civile. Un movimento più affine ad un’occupazione universitaria, spazio pubblico di discussione e confronto.

Non nasce sulla piattaforma dei social network, ma tra le pieghe di una città e di un paese che rileva una crisi profonda della sovranità democratica, minacciata dal potere forte delle banche: “Da quest’estate si è verificato una sorta di golpe finanziario, Obama che non riesce a governare,  non perché non abbia la maggioranza,ma perché è sotto ricatto delle agenzie di rating e delle speculazioni finanziarie, questo significa che la democrazia è al collasso. I governi e il parlamenti possono cambiare le decisioni, stimolati dal movimento di massa.”dichiara Renzo Ditalese, giornalista precario e “drago ribelle”.

Chiedono che ai governi di non applicare le regole della finanza in maniera automatica,e, in particolare, sono contrari all costituzionalizzazione del vincolo di bilancio europeo che comporterebbe austerity e privatizzazioni, così da annullare lo stato sociale che in questi ultimi anni in Italia e in Europa si sta demolendo.

Nel giorno dell’indignazione internazioanale, i draghi, fedeli alla loro vocazione mobile e sociale, potrebbero sciogliersi nei cortei, come l’onda.

Molti gli artisti coinvolti nell’occupazione  del Teatro Valle del cinema Palazzo di San Lorenzo che hanno condiviso e mostrato solidarietà alla protesta.

Come è accaduto in Spagna che in risposta ai tagli alle istituzioni pubbliche, dottori ed operatori sanitari hanno deciso di autogestire gli ospedali, rispetto a un governo che ignora cultura e società, la società civile si appropria della “cosa pubblica”, proponendo istituzioni comuni. Emblema ed essenza del movimento: non vogliamo la riforma Gelmini, né la struttura baronale esistente. Si chiede dunque un capovolgimento del paradigma politco, culturale e socio-economico.

Amanda Coccetti

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