Diario universitario: padri e figli alla Sapienza

e non hai ancora deciso a quale facoltà iscriverti e stai tirando i dadi per far decidere alla sorte, allora “Porte aperte alla Sapienza” è l’occasione che fa per te (in tutti i sensi). Nei giorni 20, 21 e 22 luglio 2010 l’Università di Roma fa incontrare matricole, studenti, professori e genitori come in una vera e propria “fiera di città” che si aspetta con gran clamore. Per molti l’evento è davvero utile per scambiare opinioni, conoscere luoghi e persone, ma come si dice di ogni bel film, c’è sempre qualche “particolare” che stimola a riflessione.

Se non hai ancora deciso a quale facoltà iscriverti e stai tirando i dadi per far decidere alla sorte, allora Porte Aperte alla Sapienza è l’occasione che fa per te (in tutti i sensi).
Nei giorni 20, 21 e 22 luglio 2010 l’Università di Roma ha fatto incontrare matricole, studenti, professori e genitori come in una vera e propria “fiera di città” che si aspetta con gran clamore. Per molti l’evento è davvero utile per scambiare opinioni, conoscere luoghi e persone, ma come si dice di ogni bel film, c’è sempre qualche “particolare” che stimola a riflessione.
Chi è arrivato da lontano si è procurato il pranzo al sacco con tanto di plaid da stendere sul “pratone”. Chi ha portato termos, ombrelli, giornali da leggere comodamente sulle panchine non ha aspettato molto per trovare il suo spazio all’interno della Città Universitaria.
Un mix di studenti di ogni tipologia: matricole “da spiaggia” con bermuda da mare e canotta in pendant, ragazze con tacchetti e vestiti estivi, ben curate per l’evento; i più sportivi con scarpe da ginnastica per affrontare i km sotto il caldo e ripercorrere più volte le scalinate; non mancano i cappelli, le bandane, le flip-flop e le infradito che fanno rumore. Dai “bianchissimi” che non hanno ancora fatto il primo bagno della stagione a chi non ha badato alla protezione solare.
Gli accessori “giovanili” si alternano con il materiale didattico offerto dagli stand: chi usa il Manifesto degli Studi come un ventaglio per darsi sollievo; chi lo apre per sederci sopra e chi lo conserva e lo richiede per un amico che non è potuto venire. L’affluenza è tanta, si procede ai lati che costeggiano la zona centrale della Sapienza, il “pratone”, come seguendo i bordi di un labirinto e chi si blocca, ferma tutta la fila. Code interminabili a Medicina e Chirurgia e Professioni Sanitarie, come per Psicologia per le ragazze ed Ingegneria per i ragazzi. Le facoltà a “numero chiuso” sono le più “corteggiate”. Meno presenze a Scienze Statistiche e alla Scuola di Ingegneria Aerospaziale, definita “interessante, ma troppo difficile”, dice Andrea, un neo diplomato con la passione per la scienza, ma con genitori avvocati. Laura, a cui manca ancora un anno per diplomarsi, ha fatto capolino durante la giornata di Orientamento per curiosità e “per arrivare preparata” alla scelta dice, ma rimane perplessa quando rivolgendosi allo stand di Lettere e Filosofia, per capire la differenza tra i due corsi di laurea, le rispondono: “a lettere si fanno gli esami di letteratura e a filosofia, quelli di filosofia”. “Panico!” pensa Laura, che si dirige tra la gente chiedendo informazioni a chi le sembra più gentile e disponibile.
In altri stand, tra quelli meglio organizzati, per esempio Architettura e Infermieristica, professori e tirocinanti danno informazioni adeguate, passeggiando tra gli studenti, porgendo loro sorrisi e anche un bicchiere d’acqua; altri invece, rimangono seduti tra i ventilatori aspettando che qualcuno venga a bussare alla loro “loc(st)and(a)”. Troppe facoltà, proprio per la vastità di offerte didattiche e formative hanno unito le loro informazioni, causando vere e proprie incomprensioni di tipo didattico e formativo: a Guglielmo è stato detto che studiare Matematica e Fisica “più o meno è uguale”; ai ragazzi James e Lucas, due ragazzi inglesi interessati a frequentare l’università in Italia, hanno detto “I do not speak english”, rimandandoli al servizio CIAO (Centro Informativo Accoglienza Orientamento), che con l’inglese centra davvero poco! Sabrina, preoccupata per il futuro, cerca disperatamente ciò che il sistema universitario ha definito gli “sbocchi professionali” e chiede informazioni sulla facoltà di Scienze della Comunicazione: “che lavoro potrò fare con questa facoltà?”.
Mentre tutto procede, tra presentazioni e conferenze, piccoli teatrini familiari si svolgono tra “un’aiuola e un’aula”: i figli, accompagnati dai genitori, discutono sulla validità delle loro scelte: “voglio fare storia dell’arte” contro “ma poi che devi fare, il professore?”;ho sempre pensato di poter studiare biologia marina” contro “fai il medico, che il posto fisso ce l’hai sicuro”. La preoccupazione dei “grandi” è giustificata se si pensa alla crisi e alle problematiche che caratterizzano i giorni nostri, ma che fine fanno le passioni, i desideri, i sogni e le attitudini dei “piccoli”?
Ed ecco che per i ragazzi che non ci sono (già in vacanza o che si riposano dopo le fatiche della maturità) pervengono i genitori a loro posto, come se la scelta universitaria non li riguardasse: papà e mamme che rincasano con bustoni di fogli e depliant “acculturati” che fanno presenza. Ci sono genitori che annuiscono alla problematica del “trova lavoro”, quando viene citato il tema durante le conferenze, che si confrontano con i propri figli sul fattore economico e su fini utilitaristici; gli stessi lasciano le aule quando si parla di televisione, comunicazione, moda, arte e simili, mentre prendono appunti su prove di accesso, borse di studio, tempistica e il numero massimo di posti ammissibili per le “alt(r)e facoltà”.
Dulcis in fundo la presenza interessante di alcune “guide”, delle vere e proprie edizioni tascabili di Salmi di preghiera, che proteggonoe diventano automaticamente di buon auspicio per affrontare le prove di ingresso.
Rimane sicuramente il dubbio e la difficoltà di definire se la scelta universitaria vada fatta secondo criteri logistici e di probabilità o in base a un qualcosa che “ditta dentro”.
Tiziana Petruzzelli

Total
0
Shares
1 comment
  1. Ricostruzione un po’ maliziosa (ma divertente) di una tre giorni comunque interessante che ha visto migliaia di studenti (e anche mamme e papa’) aggirarsi tra gli stand – con grande curiosità e partecipazione.
    Iscriversi ai nuovi corsi quest’anno non e’ semplicissimo: procurarsi il bando, registrarsi al sistema Informatico INFOSTUD, stampare il bollettino per la prova (e per i corsi di preparazione ai test), stare attenti alle date e alle modalità…insomma si puo’ perdonare a qualche futura matricola (e genitore) una scarsa attenzione ai problemi dell’orientamento…

Lascia un commento
Previous Article

Parthenope: Una poltrona per due

Next Article

Università in piazza

Related Posts
Leggi di più

Regalo di Natale al ministro Valditara: 500mila euro in più per il suo staff grazie ai tagli alla didattica

Un emendamento presentato dall'ex sottosegretario Rossano Sasso stanzia ulteriori 480mila euro per consulenti e collaboratori del Ministero dell'Istruzione. Soldi che verranno prelevati dal fondo per la didattica previsto dalla legge sulla Buona Scuola del 2015. Le opposizioni gridano allo scandalo ma da Viale Trastevere provano a gettare acqua sul fuoco: "Spese in linea con gli anni precedenti".