Ddl Gelmini: fermo all'emendamento anti-parentopoli

Proseguono occupazioni degli atenei e le proteste sui tetti delle facoltà nostrane di ricercatori e studenti in merito alla discussione del ddl Gelmini alla Camera.

Proseguono occupazioni degli atenei e le proteste sui tetti delle facoltà nostrane di ricercatori e studenti in merito alla discussione del ddl Gelmini alla Camera.  Rimandato a martedì 30 novembre 2010 il voto finale della Camera al ddl Gelmini (ancora quasi 100 emendamenti da votare). Provvedimento che una volta approvato dalla Camera tornerà al Senato.
Arresto legislativo per le tensioni interne alla stessa maggioranza sul voto agli emendamenti. Mercoledì 23 novembre, i deputati di Futuro e Libertà hanno spinto il governo ad approvare due emendamenti: piano di assunzione per 4.500 ricercatori a tempo inderminato per il posto di professore associato, previo concorso, spalmati su tre anni (inizialmente il governo parlava di “assorbimento di 9000 ricercatori).
Il secondo emendamento: gli scatti stipendiali (di anzianità) che non saranno più automatici, ma attivati solo per i professori e ricercatori più meritevoli, ogni due anni con il seguente budget: 18 milioni per il 2011, 50 milioni per il 2012 e 2013. Il budget del primo anno è previsto nell’ambito dei fondi del piano triennale per il sistema accademico. Soddisfatta la Lega per l’approvazione dell’emendamento che prevede il 10%  dell’erogazione per le borse di studio siano assegnate a studenti residenti sul territorio.
Ai dubbi espressi dal Pd e dall’UDC in merito all’effettiva copertura finanziaria necessaria all’espletamento dell’emendamento sull’assunzione dei 4.500 associati, la presidenza della Camera ha assicurato che la legge di stabilità (la finanziaria) sarà varata prima della riforma.  In merito alle nuove modalità di assunzione , Idv e Fli  sono uniti nell’emendamento che potremmo definire “antiparentopoli”: impossibilità di partecipare ai concorsi banditi dai singoli atenei “per coloro che abbiano una parentela, fino al terzo grado compreso con un professore appartenente alla stessa università”.
Tuttavia secondo Paola Frasinetti, a cui è stato conferito il mandato a relazionare in aula sulla riforma universitaria, l’emendamento presenta un margine di incostituzionalità e martedì prossimo si ripartirà proprio dall’emendamento anti-familismo.
Da segnalare che alla luce della discussione parlamentare è aumentato il monte orario che i professori sono obbligati a certificare: da 350 ore si passa a 500 ore. E’ ammissibile la modalità “di scambio” tra atenei di professori per facilitare la mobilità.  I rettori non potranno rimanere in carica più di sei anni. Come ha dichiarato ieri sul “Mattino” il rettore Marelli della Federico II: “Il problema vero è che non ci sono le risorse per mettere in moto la riforma. Si data approvando la riforma prima della Finanziaria, mentre i due provvedimenti devono andare di pari passo per dare più credibilità alla governance”.
Il ministro Gelmini dichiara che con il proseguimento dei lavori non si approveranno emendamenti che non abbiano copertura o che stravolgano lo spirito della riforma. Ulteriori punti in cui il ministro non accetta modifiche: meccanismo di formazione delle commissioni di selezione per ricercatori e professori mediante concorsi; assunzioni ope legis dei ricercatori; modifiche sul meccanismo di reclutamento dei docenti.

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  1. L’emendamento costituirebbe una grave lesione del principio di libertà degli Atenei, e sancirebbe l’incapacità del sistema di gestire un reclutamento in modo legale, abdicando alla responsabilità di decidere in nome della lotta all’illecito. Non distingue tra parenti bravi e parenti raccomandati, mentre lascia tutto come è per i raccomandati interni dei gruppi di ricerca.
    La soluzione sarebbe invece applicare a ogni concorso l’Art. 51 del Codice di Procedura Civile (come proposto nella lettera del Presidente dell’Associazione Italiana della Ricerca al Parlamento e sottoscritta da 100 tra professori e giovani ricercatori), in modo che il commissario di concorso incompatibile sia costretto a rinunciare a parteciparvi, introducendo una sospensione dal ruolo nel caso di illegittima assunzione dell’incarico.

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