Dall’Ingv un atlante dedicato alle faglie dell’Etna

Un database pilota di dati Gis sulle faglie attive del Monte Etna in Sicilia, uno strumento che servirà alla gestione integrata della valutazione dell’hazard.

ETNA

Un database pilota di dati Gis sulle faglie attive del Monte Etna in Sicilia, uno strumento che servirà alla gestione integrata della valutazione dell’hazard.

Il database georiferito di tutti i principali sistemi di faglie etnee attive è utilizzabile sia per scopi puramente scientifici sia da tecnici addetti alla pianificazione territoriale operanti presso gli uffici pubblici. Si tratta di una sorta di “anagrafe” delle faglie attive, laddove possano essere registrate, catalogate e visualizzate anche in funzione di numerosi parametri utili per la prevenzione, la pianificazione e la gestione delle emergenze.

Il progetto è opera di Giovanni Barreca dell’Universita’ degli studi di Catania e Alessandro Bonforte e Marco Neri dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Lo studio e’ stato pubblicato sul Journal of Volcanology and Geothermal Research.

Il cuore del lavoro è stato la parametrizzazione delle strutture da inserire nel data-base. Oltre alle informazioni prettamente geografiche e geometriche di ciascuna struttura tettonica, sono stati definiti e creati per tutte le faglie gli appositi campi numerici e testuali necessari per descriverne e caratterizzarne la tipologia, il movimento, la potenzialità di generare terremoti e l’eventuale connessione tra il movimento della struttura e l’attività eruttiva del vulcano. La ricerca consente di rappresentare i dati delle faglie direttamente tramite GoogleMap. Si tratta di una caratteristica importante, in quanto l’individuazione documentata ed inequivocabile di queste faglie mette un punto fermo sulla loro ubicazione (particolarmente quelle poco visibili in superficie), molto utile per gli uffici del Genio Civile e di altre istituzioni preposte a rilasciare pareri autorizzativi sull’edificazione di manufatti e infrastrutture e per quelle preposte a intervenire e pianificare gli interventi durante le emergenze.

Il database è realizzato in modo da potere essere implementato in ogni momento con nuove informazioni che potrebbero essere acquisite in futuro. Il progetto offre quindi una sorta di “stato dell’arte” delle conoscenze acquisite sulle faglie etnee, catalogate in un contenitore “aperto” ai contributi sviluppato utilizzando il software ArcGIS, fornito sotto forma di file in formato “shape” (.shp), universalmente riconosciuto da tutti i software Gis. Il software si compone di diversi set di dati tematici, sia geografici sia numerici, che analizzano e rappresentano i cinque sistemi di faglie principali che si sviluppano nella regione etnea. Tutti i dati sono georiferiti sul sistema di riferimento globale (WGS84), su cui si basano ormai tutti i dispositivi di localizzazione e mappatura che utilizzano il GPS; per facilitare ulteriormente l’utilizzo e la lettura dei dati geografici, le coordinate sono fornite in proiezione piana (UTM zona 33N) cioe’ in metri (Nord e Est) piuttosto che in gradi (Latitudine e Longitudine), in modo da rendere tutto più facile e di immediata lettura.

Attraverso specifiche interrogazioni, inoltre, il data-base è in grado di produrre una grande varietà di mappe di pericolosità e vulnerabilità.

Fonte: Agi.it

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