Da Nord a Sud, ecco come varia il costo dello studente

I tagli Gelmini non sono arrivati in parti uguali, e in più insistono su una situazione già non coerente con moltissimi paesi europei in cui il finanziamento pubblico delle Università si basa innanzitutto sul costo studente, ossia sul numero di studenti iscritti o prescritti come mission per quella Università

di Michele Ciavarella*

Il 17 gennaio, con la cornice prestigiosa della laurea honoris causa a Roberto Benigni, il Magnifico Rettore della Università della Calabria ha inaugurato il quarantesimo anno accademico dell’Unical. Il Rettore, da esperto statistico, ha portato interessanti dati statistici sull’andamento del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle Università (pubbliche) italiane, mostrando che il costo studente varia da un massimo di 6862 euro per studente all’Università di Siena (dove peraltro più grave è lo stato finanziario), fino ad un minimo di 2028 euro per studente iscritto alla Parthenope di Napoli. Una variazione di un fattore 3, che può far pensare ad una discriminazione Nord vs Sud.

Siamo andati a rileggere quei dati. I tagli Gelmini (che fanno mal digerire una “Riforma” peggio che a costo zero, e partita peraltro in un momento in cui non c’era ancora crisi internazionale grave per le casse dello Stato), non sono arrivati in parti uguali, e in più, insistono su una situazione già non coerente con moltissimi paesi europei in cui il finanziamento pubblico delle Università si basa innanzitutto sul costo studente, ossia sul numero di studenti iscritti o prescritti come mission per quella Università (in modo da evitare una corsa allo studente falsando i requisiti di ammissione). Se FFO nel 2008 era di 7.349.069.668 euro, è passato a 6.833.151.698 nel 2011, con una variazione di -515.917.970Eu, ossia una riduzione media del -7,02%.

La riduzione media al Sud è stata del -9,1%, al Centro del -2,3 e al Nord del -4,3. La riduzione media non è un parametro molto preciso, in quanto le varie Università sono di diverso peso. Ma questo potrebbe essere giustificato parzialmente, nel senso che la parte “meritocratica” dei tagli (ossia il 7, poi 10 e ora 12% del FFO) potrebbe aver penalizzato di più le Università del Sud. Occorre ripensare alla distribuzione per macroaree, visto che è mancata una pianificazione strategica da sempre, e la “serie storica” di finanziamento non risponde ad un equilibrio corretto! La percentuale di FFO che va nelle 3 macroaree è del 27,1%, 41,2%, e del 31,7%, rispettivamente, SUD, CENTRO e NORD nel 2011. Non è detto che sia giusto. Al contrario.

Infatti, considerando che degli studenti totali (ne ho calcolati 1610483 per mancanza dei dati su alcune uni minori) ce ne sono 32,8%, 37,7% e 29,4% ca. al SUD, CENTRO e NORD (aa. 2009-2010), si vede chiaramente che non si mantiene costante il costo studente. A ragion del vero, ragionando per macroaree, non si ottiene la discrepanza che risulta dai dati presentati dal Rettore Giovanni Latorre nella sua appendice “Il sistema Universitario Italiano: una radiografia”. La differenza tra Nord e Centro è davvero trascurabile, mentre tra Sud e Centro è di 1,09/0,82= 33% più costoso al Centro.

SUD CENTRO NORD
% FFO 27 41 31,7
% studenti 32,8 37,7 29,4
costo studente 0,82 1,09 1,07

Una variazione comunque molto sostanziosa, più di quanto sta facendo, con pompa magna, il Ministero assegnando la parte meritocratica (del 20%) ad una costosa e laboriosa valutazione ANVUR sulla qualità della ricerca.  E le pari opportunità di tutti i cittadini italiani all’istruzione secondo Costituzione, dove la mettiamo?  Non vi è dubbio che occorre intanto correggere le serie storiche, prima di correggere le parti meritocratiche.

*Politecnico di Bari Centro di Eccellenza in Meccanica Computazionale

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