Crescita dei laureati Neet al Sud

Stagnano i consumi, deboli gli investimenti. Emergenza giovani: 2 su 3 sono a spasso. Oltre il 30% dei laureati meridionali under 34 non lavora e non studia. Le prime anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2011 in presentazione il 27 settembre 2011.

Un Sud dove le famiglie hanno difficoltà a spendere, e il tasso di disoccupazione effettivo volerebbe al 25%,considerando chi il lavoro lo vuole ma non sa dove cercarlo. Regioni in ripresa: Abruzzo, Sardegna e Calabria che guidano la ripresa.

E’ il quadro che emerge dal paper “Nord e Sud: insieme nella crisi, divergenti nella ripresa”,che anticipa i principali indicatori economici del Rapporto SVIMEZ 2011.

L’Italia cresce meno della media Ue e il Sud arranca – In base alle valutazioni di preconsuntivo della SVIMEZ, nel 2010 il Mezzogiorno ha segnato rispetto all’anno precedente un modesto +0,2%, ben lontano dal +1,7% del Centro-Nord.

A livello regionale, la forbice oscilla tra il boom del Veneto (+2,8%) e la flessione dellaBasilicata (-1,3%).

A seguire, Friuli Venezia Giulia, Marche e Abruzzo segnano tutte +2.3%, Umbria +2,2%. Crescita anche per il Lazio (+1,8%), Lombardia e Trentino Alto Adige (+1,7%), Emilia-Romagna (+1,5%), Valle d’Aosta (+1,4%) e Piemonte e Sardegna (+1,3%).

All’interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all’Abruzzo (+2,3%), che recuperain parte il calo del 2009 (-5,8%) grazie alla ripresa dell’industria e alla buona performance dei servizi.

Grazie alla crescita del terziario registrano segni positivi anche Sardegna (+1,3%) e la Calabria (+1%).

A tirare la ripresa della domanda estera soprattutto le industrie chimiche e petrolchimiche (+7,2%), i prodotti in metallo (+7,2%), i macchinari e i mezzi di trasporto (+3,6%). Ma si è ben lontani dal recuperare quanto si è perduto: dal 2000 al 2010 il valore aggiunto manifatturiero ha perso al Sud il 20%, contro il già forte – 14,2% del Centro-Nord.

In risalita anche i servizi, al Centro-Nord tre volte tanto rispetto al Sud (+1,2% contro+0,4%)

Occupazione

Con meno del 30% degli occupati italiani, al Sud si concentra il 60% della perdita di posti di lavoro.

Valori drammaticamente bassi e in ulteriore riduzione si registrano in Campania, dove lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro, in Calabria (42,2%) e Sicilia (42,6%).

Per i giovani,si parla di emergenza lavorativa.  Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (il dato medio del 2009 era del 33,3%; per le donne nel 2010 non raggiunge che il 23,3%), segnando un divario di 25 punti con il Nord del Paese (56,5%). La questione generazionale italiana diventa quindi emergenza e allarme sociale nel Mezzogiorno.

La popolazione di inattivi è aumentata di oltre 750mila unità. Tra il 2003 e il 2010 al Sud gli inattivi (né occupati né disoccupati), sono aumentati di oltre 750mila unità.

Mentre crescono i giovani Neet (Not in education, emplyment or training) con alto livello di istruzione. Quasi un terzo dei diplomati ed oltre il 30% dei laureati meridionali under 34 non lavora e non studia.

Sono circa 167 mila i laureati meridionali fuori dal sistema formativo e del mercato del lavoro, con situazioni critiche in Basilicata e Calabria.

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