Ci vuole un fisico bestiale

triathlon.jpgPer sconfiggere lo stress, il male del nostro tempo che colpisce sempre più persone nella società moderna, un team multidisciplinare reclutato dal Cnr (insieme con la Scuola Superiore Sant’Anna e l’ateneo di Pisa) ha condotto l’esperimento “Ironscience”, utilizzando come “cavie” dei soggetti un po’ particolari: atleti di triathlon, disciplina sportiva estrema, sottoposti a sforzi sovrumani per testare la loro resistenza in condizioni al limite della capacità umana. Un test che è servito per valutare l’impatto dello stress in soggetti “normali”, alle prese con i quotidiani piccoli/grandi problemi della vita di relazione: le dinamiche sul luogo di lavoro o nel ménage familiare.
“Lo stress persistente è una condizione che predispone all’insorgere di molte patologie – dichiara il medico dell’università di Pisa Angelo Gemignani – soprattutto a carico del cuore, come ipertensione e infarto, ma anche a carico del cervello”. Per questo fare un po’ di sport ogni tanto – magari esagerando – non è per niente salutare: solo una costante attività fisica, aumentando gradualmente i carichi di lavoro, garantisce una corretta gestione dello stress e apporta dei benefici all’organismo.
La parola d’ordine è dunque “gradualità”: in questo modo è possibile preparare un esame all’università senza passare notti insonni e perdere i capelli, riuscire a conciliare i mille impegni della giornata senza prendersi un esaurimento nervoso. Lo ribadisce Gemignani: “Solo l’esercizio fisico graduale e costante induce nelle cellule gli elementi che ci proteggono dagli effetti tossici dello stress; inoltre ora sappiamo che stimola la formazione di nuovi neuroni nell’ippocampo, che custodisce e gestisce la memoria”.
L’esperimento. Per valutare l’impatto dello stress sulla salute sono stati “stressati” artificialmente 14 superatleti italiani (tra cui anche Vincenzo Catalano, triatleta lombardo), che sono stati sottoposti a condizioni “eccezionali”: di seguito hanno fatto 3,8 km di nuoto in acque libere, 180 km di attività ciclistica e 42 km di maratona, per un totale di 12 ore di sforzo fisico ininterrotto. Prima, durante e dopo la competizione tutti i valori sono stati monitorati costantemente.
I risultati. Nonostante significative modificazioni a cuore, polmoni e cervello – come riduzione della funzione respiratoria e alterazioni del sonno – tutti i superatleti sono riusciti a mantenere un livello di equilibrio fuori dal comune, impensabile per soggetti “normali”. I dati raccolti permetteranno di studiare i danni provocati dallo stress cronico, prodotti durante gravi malattie.
Manuel Massimo

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