Carta Oro, cultura scontata per i prof

goldcard.jpg“Quest’anno variamo la Carta dello Studente, un progetto lanciato dal mio predecessore, Giuseppe Fioroni, che noi abbiamo portato avanti e potenziato nell’ambito delle misure adottate per favorire il diritto allo studio. E adesso stiamo pensando ai professori”. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini preannuncia una sorta di “Carta Oro” per gli insegnanti in occasione della presentazione del libro di Giovanni Floris “La fabbrica degli ignoranti”, analisi impietosa dal sottotitolo eloquente: “la disfatta della scuola italiana”.
Che cos’è. In che cosa consiste quest’ultima trovata? “Negli altri paesi gli insegnanti – ha spiegato il ministro – quando vanno al museo non pagano, viene considerato aggiornamento professionale. Stiamo lavorando al progetto con Bondi. E chiederò, già sapendo di suscitare uno scandalo, anche l’aiuto dei privati. Fanno bene aziende e banche a sponsorizzare le squadre di calcio ma diano una mano anche alla scuola. La Carta per i professori prevede agevolazioni per l’accesso ai servizi culturali e spero possa contare, oltre che su risorse racimolate all’interno del ministero, anche sull’aiuto dei privati”.
L’idea ‘rubata’. Una proposta, quella della Carta-per-gli-insegnanti, contenuta proprio nell’opera del popolare conduttore di Ballarò: “Mi ha quasi ‘rubato’ l’idea”, replica bonariamente la Gelmini a Floris. Ma la mattinata trascorsa al Liceo Scientifico Isacco Newton di Roma non è stata caratterizzata soltanto da questo simpatico siparietto. Nell’affollata Aula Magna la platea dei docenti applaude, anche se non mancano le contestazioni: “Anziché aumentarci gli stipendi, ci darete una carta di povertà!”.
Basta retorica. Alcuni insegnanti precari presenti in sala non hanno gradito l’ennesima uscita-spot del ministro: “Noi contestiamo la retorica che fa sulla qualità della scuola”. A parlare è una docente precaria da cinque anni di un istituto della provincia di Roma: “È offensivo che la Gelmini continui a parlare della scuola come di un ammortizzatore sociale, perché per noi precari non è facile arrivare a settembre e non sapere se saremo di nuovo assunti – conclude la precaria – in questo modo noi non riusciamo a mantenere la qualità della scuola. Il ministro ha ignorato sulla questione le parti sociali”.
Manuel Massimo

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