Bologna, è scontro tra studenti e ateneo sulle lezioni in presenza

1800 firme raccolte per la petizione che vuole mantenere la didattica a distanza “per motivi economici, di lavoro e per chi ha figli”

Il ritorno nelle aule universitarie con le lezioni in presenza sta creando più difficoltà del previsto agli atenei. I motivi? Principalmente il caro vita che spinge molti studenti, sopratutto del centro-sud a preferire le lezioni a distanza, con tutte le limitazioni del caso. All’Università di Bologna, mentre l’ateneo ha fatto la scelta del tutti in presenza da settembre, per le lezioni cresce la richiesta da parte degli studenti di poter avere la didattica mista, ovvero la possibilità di collegarsi da casa per seguire le lezioni. Nel web è partita una petizione che ha già superato 1.850 firme che contesta la decisione dell’università, sostenuta con forza dal rettore Giovanni Molari: “La didattica ibrida non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge e include molti, serve a tutelare maggiormente il diritto allo studio”, hanno scritto.

Manifesto per la didattica ibrida

Nel manifesto che sta raccogliendo firme nelle chat vengono elencati gli studenti che avrebbero un vantaggio dalla didattica mista: quelli con difficoltà di salute ed economiche, i pendolari, i lavoratori, quelli che si devono occupare di genitori anziani o malati, i disabili. “Io ho problemi di depressione da 4 anni, anche uscire di casa per me può diventare difficile racconta Ilaria, iscritta ad Antropologia – devo anche dare una mano in casa, così le lezioni online mi permetterebbero di continuare a frequentare”.
Tra i firmatari c’è anche Paolo Maini, assessore alla Cultura a Lizzano, restauratore alla sua seconda laurea in Beni culturali: ” È una doppia opportunità poter seguire le lezioni in aula e a distanza, utile a chi ha famiglia o lavora come me. Studio di sera, le lezioni registrate sono comode. Così come puoi collegarti durante la giornata per ascoltare una lezione”.

Quello che i rettori temono è il rischio di trasformarsi in università telematiche, rivendicando il valore dell’esperienza universitaria in presenza. Questione delicata che riguarda l’essenza dello studio accademico, la qualità dell’insegnamento, la vita studentesca in una città universitaria. “Non è una questione di pigrizia, ma di praticità. Chiediamo la possibilità che l’ateneo conceda alle persone di poter scegliere ” dice Andrea, 24 anni, studente lavoratore di Filosofia, che ha stilato il manifesto per mantenere la didattica ibrida. Nel comunicato il gruppo di studenti firmatari della petizione chiede il mantenimento ” della possibilità di assistere da remoto alle lezioni e di fruire delle relative registrazioni: vogliamo che chi è impossibilitato a frequentare in presenza possa partecipare alle attività didattiche alla pari di chi può essere fisicamente in aula, senza dover per forza regredire alla condizione di non frequentante, raramente desiderata”.

Lo spiraglio e i progetti specifici


L’università tiene il punto della presenza, anche se è stata data ai coordinatori didattici nei Dipartimenti la possibilità di vagliare richieste particolari, non definite in realtà come casistica. Il rischio è che ogni docente o Dipartimento decida con discrezionalità su ogni singola domanda di deroga alla presenza. Il senato accademico ha approvato sperimentazioni di didattica mista in una misura contingentata e limitata al 35% anche all’interno del singolo insegnamento. Ma devono essere progetti strutturati dal docente, non la semplice attivazione di una telecamera per chi sta a casa.

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