Beni culturali, arte, design, moda: Ecco gli innovatori del futuro.

Primo evento del genere in Italia: giovani di diversi atenei si sono sfidati in una gara per creare nuove imprese in ambito di design, moda, beni artistici

Un’applicazione utilizzabile dalle Pmi per erogare “bonus culturali” – sotto forma di crediti per acquistare viaggi istruttivi, abbonamenti a teatro, serate a cinema e concerti, corsi di lingue o formativi – ai propri dipendenti, così da ripagarli per gli obiettivi raggiunti o magari per le ferie non godute o per il lavoro extra; bonus non tassati, va detto, né alle aziende né agli impiegati. Si chiama Fun Pay, il progetto di un gruppo di giovani universitari che ha vinto il primo Weekend of Startups mai organizzato in Italia sul tema dell’innovazione in ambito di Beni culturali, arte, design, moda. Il team vincente è stato premiato con un assegno di mille euro e con l’accesso a consulenze gratuite.

La manifestazione, articolata su tre giorni – un weekend, appunto – s’è tenuta alla John Cabot University (JCU), l’università americana con sede a Trastevere.  
Decine di studenti universitari – sia della JCU sia di altri atenei europei – e giovani imprenditori, supportati da mentori, docenti, coach, si sono “sfidati” in una gara di creatività con l’obiettivo di innovare divertendosi, e l’imperativo, in questa specialissima prima edizione, di porre in rilievo l’aspetto sociale.
Al secondo posto s’è classificato Regeneration, un progetto d’impresa fondato su ethical bags, la creazione di pochette con materiale riciclato, sempre diverso secondo le disponibilità, per un target giovane e “green”. Ogni borsetta racconta una storia. Terza posizione per Our Common Thread – come brand, un cuore cucito con ago e filo – una social enterprise per la vendita di abiti usati e rinnovati da sarti bisognosi di lavorare, fra cui migranti. L’idea contempla l’avvio di un ciclo virtuoso, con i ricavi reinvestiti per ampliare l’impresa, offrendo sempre nuove occasioni di lavoro a persone in stato di necessità.
Tra i finalisti anche Artu, un’app per districarsi nel ginepraio di eventi culturali della capitale, Sande, una linea di moda fusion Africa-Italia, l’applicazione Easy Travel a disposizione delle agenzie di viaggio per coordinare i tour di gruppo, e Lazy Dress, app ideata per gestire il proprio guardaroba e per vestire sempre nella maniera adeguata.
Mauro Pallotta, artista di strada noto come MauPal, ha dipinto “live” due opere in una: un codice binario dai colori accesi che, osservato attraverso un filtro rosso, si trasforma nel ritratto di John CabotSimone Reed Ridolfi, giovanissimo Ceo (non ha ancora trent’anni) di moovenda, azienda nata proprio grazie a uno startup weekend,  ha voluto essere presente sia come sponsor sia in veste di “facilitator”, per sostenere altri ragazzi nel fare impresa.
«Lo spirito di queste manifestazioni è quello di assumere conoscenze e competenze, per poi trasferirle, una volta concretizzata l’iniziativa, a nuovi giovani team, donando il proprio tempo, ma non solo, a favore della collettività», ha sottolineato Silvia Pulino, direttore dell’Istituto per l’Imprenditorialità della JCU, docente di Business Administration, e ideatrice dell’evento.

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