Mozione comune a Tor Vergata

Si è conclusa con una mozione comune per gli Atenei del Lazio, l’Assemblea Generale di Tor Vergata.

Martedì 18 maggio, 2010, ore 10.00, aula 13, della Facoltà di Giurisprudenza di Tor Vergata: iniziano ad arrivare docenti, studenti, ricercatori per un fine comune: mobilitare l’Università nei confronti del DDL Gelmini che valutano una riforma incongrua alle esigenze formative dell’Università italiana.
Dopo pochi minuti ci spostiamo all’Aula Magna, mentre le persone continuano ad arrivare.
Si legge nel comunicato dell’Assemblea Generale di Ateneo: “E’ ormai più che evidente che si vuole demolire definitivamente l’Università pubblica, autonoma, democratica, di qualità aperta a tutti. Contro questo progetto è necessario che la società civile e il mondo universitario(professori, ricercatori, precari, dottorandi, tecnici-amministrativi, studenti si mobilitano compatti”.
Un invito alla mobilitazione per il “bene comune” e una dichiarazione di intenti.
Gli striscioni dietro alle cattedre: “Difendiamo l’istruzione e la ricerca pubblica”, preannunciano i contenuti dell’assemblea.
Sono mesi che i ricercatori “minacciano” il blocco della didattica per il prossimo anno accademico, se non si modifica la loro posizione contrattuale e professionale.
Moderatore dell’assemblea, Pino di Lullo, segretario generale della FLC CGIL ROMA SUD, che parte dall’art. 33 della Costituzione che sancisce l’autonomia dell’università, evidenziando la condizione comune di ogni membro della comunità universitaria, non ci sono soluzioni a “compartimenti stagni”, ma una riforma dell’intero sistema accademico.
Un appello alla difesa della conoscenza affinché non si disperda il sapere e si disgreghi la società civile: “Non vogliamo che il nostro paese diventi un paese senza speranza e senza futuro”, dichiara Di Lullo.
Nuovo appello alla costituzione da parte del prof. D’Atena, membro del Senato Accademico di Tor Vergata che esprime le proprie (e non solo) perplessità di legittimità costituzionale e di opportunità sul decreto Gelmini: “Come bilanciare il diritto dell’università di governarsi autonomamente, in piena libertà accademica, con l’incremento dei privati all’interno del Consiglio di Amministrazione”?
Come può un giovane ricercatore pianificare il proprio percorso accademico, all’insegna della precarietà e con l’eventuale prospettiva di un contratto a tempo determinato.
Non è possibile riqualificare l’università a costo decrescente con un devastante costo sociale.
Sottolinea Francesco Russo, ricercatore e Segretario sas Cisl, come nocciolo del problema: la privatizzazione del pensiero culturale all’insegna del sottofinanziamento.”La privatizzazione già è iniziata nel nostro ateneo- dichiara Russo, società consortili che si formano all’interno dell’università e che presentano fonti di finanziamento di scarsa trasparenza amministrativa” dichiara Russo.
A Tor Vergata già si vive un modello di governance in cui risultano assenti rappresentanti elettivi e sono esclusi i ricercatori, sia come elettorato attivo che passivo, così come non è rappresentato il personale tecnico-amministrativo.
Invito generale ad una partecipazione numerosa alla manifestazione di fronte al Senato, mercoledi 19 maggio 2010, ore 10.00
All’assemblea seguirà l’occupazione simbolica del rettorato, come dimostrazione, evidenzia il prof. Gianni Giannoli, della salvaguardia e dello sviluppo di un’università per tutti. Richiamo storico alla legge Casati (1859), albori dell’università di massa: “Questa è la prima volta che si delinea una grande contrazione”: le discussioni in rete (autentica agora di un dibattito franco e trasparente) mostrano una crescente preoccupazione per il rischiodi “collasso accademico”: turn over bloccato per due anni, 1/3 che andranno in pensione e il ricambio generazionale?
Si sta invertendo il paradigma della conoscenza e si presenta la ricerca come un lusso del welfare. “Oggi si decide il futuro, rimanere ai margini dello sviluppo economico e sociale, o contribuire ad esso”, conclude il prof. Giannoli.
Un’università regionalizzata e di modello privatistico in cui la ricerca tende a svanire, se non come forma di “consulenza professionale” per aziende committenti, questo è quanto emerga dall’analisi dei partecipanti dell’assemblea.
E gli studenti? Un numero esiguo di studenti ascolta e si mostra disorientato, stanno parlando del loro futuro.
Il dott. Gianfranco Bocchinfuso, ricercatore scientifico li chiama in causa, evidenziando come il blocco della didattica costituisca uno sforzo, un disagio temporaneo per assicurare proprio quel futuro di speranza e di costruzione, garanzia di un corretto funzionamento dell’Università Pubblica.
“La nostra non è una lotta corporativa, ma una lotta comune, in quanto la riforma mina le basi stesse dell’università di questi ultimi 150 anni” dichiara Bocchinfuso. Tiene a precisare che la mobilitazione è nata come movimento spontaneo, superando le logiche, spesso individualistiche, del corpo docente.
“L’onda di due anni fa, è stato motore propulsore del movimento, ora che l’onda si è affievolita, è necessario che ri-emerga” conclude il ricercatore.
Non solo riforma, non solo leggi disorganiche, ricorda la dott.ssa Maria Ioanilli, che pur abbracciando la mobilitazione, richiama i colleghi ad un atto di onestà intellettuale, sottolineando come la frammentazione didattica e la ricerca condizionata dalle aziende, sia anche frutto di una politica accademica dissennata che ha aumentato l’offerta didattica a dismisura, aprendo così la disgregazione della struttura universitaria.
“Questo decreto formalizza una situazione già in atto nei nostri atenei, la ricerca si sta azzerando. Il ricercatore a tempo determinato con 500 ore di docenza (recita il decreto) non è un ricercatore, bensì un docente sotto mentite spoglie. La questione universitaria va portata fuori le aule universitarie per giungere all’opinione pubblica in modo chiaro e trasparente”, dichiara la dott.ssa Ioannilli.
Condivide la necessità di visibilità il dott. Blasco Marazzo della Rocca, ricercatore scientifico,  e la condizione “di deriva” della ricerca: “Non esiste più libera ricerca. Adesso si iscrivono i progetti di ricerca in base ai finanziatori”. “Il blocco della didattica, nonostante le conseguenze di disagio, se contribuisce a fare cambiare rotta al decreto, ne vale la pena”, rbadisce Marazzo. Invita i presenti ad appendere gli striscioni di protesa  sul cavalcavia del raccordo, un gesto non solo simbolico, ma fisico per condividere con la gente, una situazione che si riflette sullo stesso sviluppo del paese.
Giovani ricercatori chiedono ai sindacati un impegno fattuale: proposte reali per omologare la situazione della contrattualistica dei ricercatori, riducendo la foresta di contratti e contrattini a loro rivolta.
Mentre i membri dell’assemblea stanno procedendo alla stesura della mozione, arriva la notizia che gli atenei del Lazio: Roma Tre, Sapienza, Università di Cassino, La Tuscia di Viterbo, sottoscrivono la mozione da presentare ai rettori. Di seguito riportiamo le mozioni approvate.
Documento assemblea Tor Vergata
documento Università del Lazio
Amanda Coccetti

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