Addio Mandela, eroe nero e simbolo della rinascita africana

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Se n’è andato, alla fine, avvolto dal suono del silenzio. Nelson Mandela è morto. Ad annunciarlo, in un commosso discorso televisivo alla nazione, è il presidente del Sudafrica Jacob Zuma. Mandela è stato un eroe, un simbolo, una leggenda vivente: leader e promotore della lotta all’apatheid nel Paese.

“Adesso riposa, adesso è in pace. La nostra nazione ha perso un grande figlio. I nostri pensieri sono con la sua famiglia, con i colleghi e amici e con il popolo sudafricano” – questo il messaggio di Zuma alla tv.

Premio Nobel per la pace nel 1993, Mandela è simbolo di rivincita per milioni di sudafricani. Mosse i primissimi passi da politico già a 22 anni, insieme al cugino Justice, quando rifiutò il matrimonio obbligatorio imposto dalla sua comunità. Scappò a Johannesburg.

Studente di legge, fu coinvolto anche negli scontri per l’opposizione al regime sudafricano, che negava diritti politici e sociali alla maggioranza nera. Già a 22 anni fondò l’associazione Youth League per combattere l’apartheid.

Fu arrestato nel 1956 e accusato di tradimento. Fu arrestato ancora nel ’62, e imprigionato per 5 anni con l’accusa di incitamenti allo sciopero.

Per tutti i successivi 26 anni, Mandela fu sempre maggiormente coinvolto nell’opposizione all’apartheid, e lo slogan “Nelson Mandela Libero” divenne l’urlo di tutte le campagne anti-apartheid del Mondo. Mentre era in prigione, Mandela riuscì a spedire un manifesto all’ANC, pubblicato il 15 giugno 1980:

« Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid! »
(Nelson Mandela)

 

Mandela rimase in prigione fino al 1990, rifiutando addirittura un’offerta di libertà in cambio della rinuncia alla lotta armata. Il rilascio avvenne l’11 febbraio 1990, sotto le crescenti pressioni dell’ANC e della comunità internazionale.

Divenuto libero cittadino e Presidente dell’ANC (luglio 1991 – dicembre 1999) Mandela concorse contro De Klerk per la nuova carica di presidente del Sudafrica e vinse, diventando il primo capo di stato di colore. De Klerk fu nominato vice presidente. Come presidente, (maggio 1994 – giugno 1999), Mandela presiedette la transizione dal vecchio regime basato sull’apartheid alla democrazia, guadagnandosi il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale.

Mandela si ritira dalla vita politica nel 1999, dedicandosi alle organizzazioni per i diritti sociali, civili e umani. Nel giugno 2004, all’età di ottantacinque anni, Mandela ha annunciato di volersi ritirare dalla vita pubblica e di voler passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia, finché le condizioni di salute glielo avessero concesso.

Ha comunque fatto un’eccezione nel luglio 2004 confermando il suo duraturo impegno nella lotta contro l’Aids recandosi a Bangkok per parlare alla XV conferenza internazionale sull’AIDS. Il 23 luglio 2004, con una cerimonia tenutasi a Orlando, Soweto, la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il “Freedom of the City”, paragonabile alla consegna delle chiavi della città.

Il 27 giugno 2008 a Londra, nell’Hyde Park, si è svolto un grande concerto per ricordare i suoi novant’anni, il suo impegno nella lotta contro il razzismo e il suo contributo alla lotta contro l’AIDS. A sorpresa Nelson Mandela ha voluto essere presente al concerto, accolto da una straordinaria ovazione di circa 500.000 persone. Ai lati del palco campeggiava il numero 46664, il numero che era scritto sulla sua giubba durante la permanenza in carcere.

Se n’è andato nella sua residenza, attorniato dalla famiglia, al calare del sole. La sua stella, però, non tramonta.

Vogliamo ricordarlo con le parole del poeta inglese William Ernest Henley, immaginando che sia lo stesso Mandela a leggerle…

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d’ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

 

Raffaele Nappi

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