A lezione di "felicità", ecco il corso più seguito dell'Università di Yale

Il corso più seguito nei 316 anni di storia dell’Università di Yale è “Psychology and the Good life”: insegnare come vivere bene e felici. In cattedra la psicologa Laurie Santos, 42 anni, che è riuscita a catturare l’attenzione di 1.182 studenti, uno su quattro degli iscritti alla prestigiosa università americana. Yale, nel Connecticut, vanta tra gli ex studenti quattro presidenti degli Stati Uniti: Gerald Ford, Bush padre e figlio, Bill Clinton.

Santos ha proposto questo ciclo didattico il 12 gennaio scorso. Dopo pochi giorni aveva già raccolto 300 adesioni. Adesso tiene due lezioni alla settimana che le aule non riescono a contenere. Intervistata dal  New York Times racconta: “I miei allievi vogliono essere più felici, cambiare la loro vita e cambiare anche la cultura del campus. Se un quarto degli iscritti partecipa a questo corso, se noi vediamo crescere le buone abitudini, la capacità di essere più soddisfatti, di rinviare meno le decisioni, di rafforzare la socialità, allora davvero stiamo preparando un grande mutamento nella cultura scolastica”.

Un corso figlio di questi tempi. Alannah Maynez, matricola di 19 anni, condivide in pieno l’urgenza e la necessità: “Molti di noi sono ansiosi, stressati, infelici, abulici”. Una ricerca del 2013 mostrò come la metà circa della popolazione scolastica di Yale fosse soggetta a qualche squilibrio mentale ed emotivo. C’è anche chi, però, è attirato dalla prospettiva di qualche ora di tutto riposo, una pausa insolita e divertente tra le altre rocciose materie. «Niente di più sbagliato — puntualizza Santos — le mie saranno le lezioni più dure di Yale: per ottenere davvero un cambiamento nella propria vita, gli studenti devono superare ogni giorno delle prove concrete».  E non solo i college statunitensi sono soggetti a tale stress da competizione, come dimostrano le recenti tragedie inglesi dell’Università di Bristol nel Regno Unito.

Non è la prima volta che la professoressa Laurie Santos, famiglia proveniente da Capo Verde, richiama l’attenzione. La sua ricerca si concentra sull’evoluzione della mente umana, esplorandone gli aspetti più irrazionali anche confrontandola con quella degli animali. Ha studiato, per esempio, la “monkeynomics”, l’economia delle scimmie, concludendo che “è irragionevole quanto la nostra”. Nel 2007 la rivista Popolar Science l’ha inserita nella lista delle “giovani menti più brillanti” di quell’anno.

 
 

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