A lezione col morto, l’ultima frontiera del risparmio nel mondo accademico

Studente della Concordia University (Canada) denuncia: il prof che fa la videolezione è morto nel 2019

Studente della Concordia University (Canada) denuncia: il prof che fa la videolezione è morto nel 2019

Aaron è un giovane studente della Concordia University di Montreal (Canada) e, come molti colleghi nel mondo, deve seguire molte lezioni online per cercare di contrastare la pandemia in questa fase delicata. Però neanche lui poteva prevedere che a far lezione fosse il professor François-Marc Gagnon, docente di storia dell’arte deceduto nel 2019 alla veneranda età di 84 anni.

E non stiamo parlando di un approfondimento che il docente di turno ha fatto su un vecchio maestro, no il detentore dell’intero corso è proprio il professor Marc Gagnon, spacciato agli studenti come corso vero e proprio. Senza menzionare il fatto che il prof in questione fosse passato a miglior vita (e neanche tanto recentemente). Aaron, appena lo scopre, lancia un tweet che diventa subito virale.

SALVE E SCUSATEMI, ho appena scoperto che il professore di questo corso online che sto seguendo è “deceduto nel 2019” e tecnicamente sta ancora impartendo delle lezioni, considerando che è “letteralmente il professore del mio corso” e sto imparando da letture registrate prima che venisse a mancare.

Voglio dire, immagino che tecnicamente io legga costantemente testi scritti da persone che sono già trapassate, ma il fatto che io abbia cercato la sua email per inviargli un quesito e mi sia INVECE IMBATTUTO NEL SUO MEMORIALE mi ha DESTABILIZZATO UN PO’,


La Concordia University in un comunicato successivo ha parlato di  “teaching tool” (strumenti didattici) per spiegare la questione; paragonando il corso ai testi d’esame, che, si sa, spesso sono scritti da persone che ora non sono più in vita.  Per l’università lo “scandalo” si chiude qui. Per i docenti, invece, si apre un periodo pieno d’angoscia: nella spietata concorrenza per ottenere un posto di lavoro ora si aggiungono i morti. E in un mondo in cui anche le università seguono la logica del profitto, la scelta può non essere così scontata: in fondo un professore morto costa meno di uno vivo.

Nelle università che assomigliano sempre di più Netflix  dove si possono scegliere i corsi on demand, resta da capire la ragione per cui gli studenti dovrebbero continuare a pagare le tasse. Tale logica del profitto prima di tutto, anche dei morti, è parallela al un discorso portato avanti negli ultimi anni da molti da vari amministratori delegati di aziende digitali. Secondo Kai-Fu Lee ex capo di Google China,  a tecnologia digitale avrebbe portato enormi cambiamenti nei sistemi educativi di tutto il mondo, si riferiva soprattutto ai cambiamenti radicali nel lavoro dei docenti, gran parte dei quali  andrebbero incontro alla deprofessionalizzazione, riducendosi a svolgere, per così dire, mera attività di tutoring e animazione digitale, perché le lezioni sarebbero all’appannaggio esclusivo dei “masters”.

“Le lezioni dovrebbero essere tenute dai grandi maestri. Ci dovrebbe essere un fisico che ha vinto il Nobel ma che è anche un grande insegnante. Tutti dovrebbero imparare da quel docente. Nella nuova forma in cui stiamo investendo in Cina, rapporto è uno a mille, un docente per mille studenti”, ha detto Lee. Qualcuno avrebbe dovuto dire al signor Lee che di fatto è già così, ma nella realtà, perché confrontarsi con un morto è impresa assai difficile per uno studente.

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