Vogliamo un mondo all’altezza dei sogni che abbiamo

“Vogliamo un mondo all’altezza dei sogni che abbiamo” è l’appello che l’Udu lancia per la mobilitazione del 17 novembre 2011, come rappresentanti degli organi collegiali ed accademici delle università italiane. Ne riportiamo di seguito le motivazioni e le intenzioni del movimento.

Da Trento a Palermo svolgiamo il nostro compito tutti i giorni nei nostri atenei, nei consigli di amministrazione, nei senati accademici fino al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari e al Consiglio Universitario Nazionale. Continuiamo a rappresentare gli studenti, a difendere quotidianamente i loro diritti nonostante la situazione drammatica che si vivere nei nostri atenei.

In un sistema in cui già uno studente su cinque degli aventi diritto ad una borsa non la riceveva per mancanza di finanziamenti, si è andato ad abbattere il taglio del 95% dei fondi nazionali per le borse di studio con l’esplosione in tutte le regioni del fenomeno tutto italiano degli idonei non beneficiari.

Studenti che hanno diritto, secondo la Costituzione e la legge italiana, ad una borsa, ma che non la ricevono per i pochi fondi a disposizione.

Dopo questi provvedimenti scellerati ora il Governo vuole dare il colpo definitivo al diritto allo studio approvando una nuova riforma che punta ad adeguare il numero degli studenti idonei alla borsa alle pochissime risorse rimaste, passando quindi dal taglio dei fondi al taglio degli studenti.

Tramite l’inasprimento dei criteri richiesti per risultare idonei ad una borsa di studio, il Ministro Gelmini vuole ora tagliare il futuro di migliaia e migliaia di studenti che hanno l’unica colpa di non avere una situazione economica e sociale che gli permetta di mantenersi agli studi universitari.

La situazione nelle università è solo la punta dell’iceberg di una situazione drammatica per quello che riguarda la nostra generazione.

Una generazione che nel corso degli anni si è trasformata dalla “generazione 1000 euro”, alla “generazione stage non retribuito”, per poi diventare la “generazione a cui è stato mangiato il futuro”: dalle barriere sociali poste all’accesso all’istruzione, dal precariato alla disoccupazione giovanile tra le più alte d’Europa.

Un futuro mangiato da una finanza internazionale che, cavalcando il neoliberismo, mette al centro l’economia del profitto e della produttività e non la dignità e l’importanza del lavoro e i diritti dei cittadini. Un futuro soprattutto mangiato da un Governo incapace di rispondere a tutto ciò e che non solo non investe in politiche sociali e istruzione, ma taglia milioni e milioni di euro, investendoli in grandi opere, spese militari e contributi alle università private che, da Costituzione, non dovrebbero pesare sul bilancio dello Stato.

Per queste ragioni e per dare una risposta alla grande partecipazione pacifica della manifestazione del 15 ottobre di Roma vogliamo essere in prima linea per costruire un grande movimento non violento che possa urlare alla politica, alla finanza, nelle università e nella società che: ‘Vogliamo un mondo all’altezza dei sogni che abbiamo’.

Vogliamo istruzione e diritti, esigiamo il diritto al futuro, perché non vogliamo trovare un posto dentro a questa società, ma vogliamo ricostruire una  società nuova, paritaria e lontana dai meccanismi che hanno contraddistinto per decenni quella in cui, a fatica, sopravviviamo.

Una nuova società che ponga le sue radici nell’istruzione pubblica e nei diritti, in cui per un giovane valga la pena avere un posto.

Crediamo che un’occasione unica per rilanciare il movimento e per riappropriarci del nostro futuro sia il 17 novembre, giornata mondiale per il diritto allo studio. Per questo chiediamo a tutta la nostra generazione, stanca di aspettare un tempo che non avrà mai, di scendere in piazza, insieme a noi, per un movimento non violento che possa urlare ai poteri forti: ‘ Vogliamo un mondo all’altezza dei sogni che abbiamo’

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