Stem, in Italia più dottorande che in Germania, Francia e Regno Unito

Il Focus “Le carriere femminili in ambito accademico” rilasciato dal Mur per la festa della donna. Ancora poche laureate nelle materie Stem

In occasione della “Giornata internazionale dei diritti della donna”, l’Ufficio statistico del Ministero dell’Università e della Ricerca ha diffuso il Focus “Le carriere femminili in ambito accademico” che fotografa il gender gap nei corsi Stem. Il focus segnala alcuni dati positivi. Il primo riguarda il Glass Ceiling Index (GCI) che misura la probabilità delle donne rispetto agli uomini di raggiungere la qualifica più elevata nella carriera accademica. Il GCI pari a “1” indica la perfetta parità di genere, mentre più l’indice assume valori superiori a “1” e più è segno di una sotto-rappresentazione delle donne. Sebbene ci sia ancora una distanza da colmare, l’Italia, dal 2005 al 2020, ha ridotto il valore, passando da 1,84 a 1,52, un valore leggermente inferiore alla media europea pari a 1,54.

Dottorande in Italia sopra la media europea

Un altro dato positivo riguarda i dottorati di ricerca. Sebbene siano ancora poche le studentesse che scelgono le “scienze dure”, rispetto alla media europea, l’Italia ha risultati migliori sia per la percentuale di donne che conseguono il titolo di dottore di ricerca (51% rispetto a una media europea del 48%), sia per la percentuale di afferenza di donne ai settori tecnico-scientifici delle aree Stem (43%, 2 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente e sopra la media europea del 38%). La quota di dottoresse di ricerca, in percentuale totale e nelle aree Stem, nel nostro Paese risulta superiore anche a quelle di alcuni Paesi europei come Regno Unito (rispettivamente, 48% e 40%), Francia (rispettivamente, 44% e 36%) e Germania (rispettivamente, 45% e 33%).

Criticità nella scelta dei corsi Stem

Nel Focus sono evidenziate anche diverse criticità che hanno lontane e profonde radici. Il rapporto descrive, tra l’altro, come nel sistema universitario italiano siano ancora evidenti alcuni divari di genere (nel 2020  il 78% dei corsi dell’area “Humanities and the Arts” è a prevalenza femminile e il 73% dei corsi dell’area “Engineering and technology” è a prevalenza maschile) e sottolinea come nel passaggio dalla formazione universitaria alla carriera accademica la presenza femminile diminuisca al progredire della scala gerarchica: nel 2020 la percentuale di donne si attesta al 48,5% tra i titolari di assegni di ricerca, al 46,4% tra i ricercatori universitari, al 40,4% tra i professori associati e al 25,4% tra i professori ordinari.

Segnale incoraggiante arriva, poi, dai dati, anche se non ancora definitivi, delle immatricolazioni nell’anno accademico 2021-22: sul totale di coloro che hanno scelto di frequentare un corso di laurea in discipline Stem le donne rappresentano il 39,5%, il valore più alto dal 2012-2013, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (39,3 per cento) e all’anno accademico 2019-2020 (38,5 per cento). 

L’impegno dell’università itaiana per far crescere le Stem

“La maggiore presenza delle donne in ambiti professionali qualificati e con ottime prospettive di impiego – dice Antonella Polimeni, rettrice dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza – potrà contribuire sensibilmente a superare da un lato il cosiddetto gender pay gap e dall’altro a incrinare il soffitto di cristallo che limita la presenza femminile nelle posizioni apicali dei vari settori politici, economici e culturali”. Secondo le stime dello European Institute for Gender Equality, colmare il divario di genere nelle Stem contribuirebbe – grazie a una maggiore produttività e un incremento sul mercato del lavoro – a un aumento del Pil pro capite dell’Ue dal 2,2 al 3% nel 2050. Un incremento in termini monetari compreso tra 610 e 820 miliardi di euro.

Nei corsi di studio a più specifica vocazione produttiva e industriale la segregazione per genere resta molto marcata. Ingegneria meccanica, elettronica, informatica e aerospaziale hanno percentuali di iscritti maschi superiori all’80%. Per affrontare il divario di genere proprio in queste discipline il Politecnico di Milano, insieme a 9 aziende, ha lanciato [email protected] che prevede 15 borse di studio, da 24mila euro ciascuna. “Il diritto allo studio è fondamentale per valorizzare il talento ma non dispone di mezzi”, commenta Donatella Sciuto, prorettrice del Politecnico di Milano. “L’incentivo economico non è mai fine a sé stesso. Per questo abbiamo deciso di intraprendere [email protected] in collaborazione con le aziende. L’università può riconoscere il merito, farlo crescere, ma poi questo deve trovare spazio in percorsi di carriera analoghi”.

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