Semaforo rosso dal Consiglio universitario nazionale alla riforma delle classi di laurea

Parere non favorevole alla proposta del governo, prevista dal Pnrr. Il Cun chiede di mantenere la qualità e la dimensione unitaria del sistema universitario

Il Cun, Consiglio universitario nazionale ha espresso parere non favorevole alla proposta di riforma del governo delle classi di laurea, prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, fornendo numerosi commenti e osservazioni sui singoli emendamenti agli articoli. In particolare il Consiglio universitario nazionale chiede di modificare il testo per superare una serie di elementi critici. Auspica di sviluppare con il ministero dell’Università e della Ricerca un percorso “che favorisca l’innovazione dell’offerta didattica e la semplificazione dei processi di accreditamento, mantenendo la qualità e la dimensione unitaria del sistema universitario nazionale”.

Il parere del Cun sulla riforma

Ritiene indispensabile “una più ampia ridefinizione delle discipline con un progetto coerente, organico e conciliabile con gli obiettivi e le necessità dell’offerta formativa”. Ribadisce per questo compito “la sua piena disponibilità nell’ambito di un richiamato impegno, anche all’interno del Pnrr, di razionalizzazione, aggiornamento e revisione della classificazione dei saperi, sostenuto a seguito di un confronto chiaro e condiviso, per obiettivi e risultati, con il Mur”.

Il parere del Cun “è una notizia importante e positiva, perché quel decreto, nella sostanza, secondo lo schema proposto dal governo, avrebbe un impatto fortemente negativo sull’unitarietà del sistema pubblico della formazione universitaria econtribuirebbe ad un depotenziamento, se non annullamento, del principio di validità legale del titolo di studio”, commenta Giuseppe Buondonno, responsabile nazionale scuola e università di Sinistra Italiana. “Le classi di corsi di studio (definite dal Dm 270/ 2004) rappresentano un riferimento importante e unitario, sul piano nazionale che conferma e rafforza il principio del valore legale del titolo di studio”, in base al principio che “i titoli conseguiti al termine dei corsi di studio dello stesso livello, appartenenti alla stessa classe, hanno identico valore legale”; ciò è assicurato dal processo di accreditamento dei corsi di studio, tramite il quale il ministero assicura la qualità dei contenuti dei percorsi formativi e garantisce i necessari standard qualitativi.

L’introduzione dei Settori concorsuali

Introducendo i Settori concorsuali (SC) negli Ambiti disciplinari delle classi di Corsi di studio, si mina questa unitarietà e non si garantisce quella qualità omogenea determinata dalla presenza di discipline indispensabili. I SC non sono adatti a identificare discipline di insegnamento, anche perché possono essere costituiti da aggregati di più settori scientifico-disciplinari. Il Cun, in ottemperanza a quanto richiesto dall’Unione europea, sollecita sì un intervento che favorisca l’innovazione dell’offerta didattica e la semplificazione dei processi di accreditamento, ma mantenendo la qualità e la dimensione unitaria del sistema universitario nazionale.

“In nome della tanto decantata interdisciplinarietà – scrive in una nota l’Associazione nazionale docenti universitari (Andu) si legittimerà ancor di più la possibilità di stravolgere i contenuti essenziali di ogni classe di laurea, lasciando solo sulla carta gli obiettivi formativi e permettendo squilibri disciplinari con l’innesto di attività volte più al “richiamo” che alla valenza formativa generale”. I docenti ricordano come “una valida formazione universitaria non dovrebbe rincorrere le “mode” di argomenti accattivanti e piegarsi a mera “formazione professionale”, ma invece aspirare a formare un sapere critico e generale, fornendo agli studenti un valido e versatile bagaglio culturale universiale”. Il rischio dell’impianto della riforma voluto dall’Europa e portato avanti dal governo “sarebbe quello di un’enfatizzazione delle già esistenti differenze di valenza e organizzazione dei diversi atenei, con la creazione di sedi “top” – afferma l’Andu – che offrono percorsi farciti di attività “specchietto per le allodole” e corsi specifici di formazione professionale, e sedi “insulse” che si limitano a percorsi standard”.

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