Ricercatori, professori e studenti insieme per una petizione da presentare ai partiti

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Centinaia di rettori, ricercatori e studenti hanno sottoscritto una petizione online per far appello ai partiti e chiedere a voce alta che istruzione e ricerca trovino spazi adeguati nei loro programmi in vista delle prossime elezioni.

Scrivono i promotori:  “Siamo consapevoli che l’Italia è in difficoltà, sappiamo che non possiamo chiedere la luna e non la chiediamo. Ma vogliamo che parlamento e governo prossimi mettano in cima alla loro agenda scuola, università e ricerca. Mostrino attenzione e rispetto per loro, per le persone più appassionate e competenti che vi lavorano, per i giovani. Sicuramente lo meritano”.

L’idea della petizione è venuta a Luciano Modica, come ha spiegato egli stesso a Repubblica: “A inizio gennaio percepivo nel mondo accademico una forte disillusione nei confronti di tutti i governi, a causa dei tagli alla ricerca e all’università che sono stati pesantissimi. Ho così iniziato a raccogliere firme tra chi vive e crede nell’università, per condividere una petizione. Risultato: circa duecento commenti immediati al testo e 360 firme raccolte in poche ore. È la dimostrazione che stavo toccando un nervo scoperto”.

Tra i firmatari “accademici” ci sono Margherita Hack, il fisico Roberto Battison, il matematico Ciro Ciliberto, il fisico Giorgio Parisi, il rettore dell’Università di RomaTre Guido Fabiani. Ma ci sono anche tanti nomi della politica, come il filosofo Sergio Givoni, assessore alla cultura a Firenze, e il consigliere di Roma Capitale Paolo Masini.

Ecco le richieste dei firmatari della petizione, online sul sito www.petizionepubblica.it e alla quale è possibile aderire:

“Il divario formativo che ci separa dall’Europa e dal mondo avanzato in termini di numero di laureati va colmato, incentivando l’iscrizione all’università e l’ingresso tempestivo dei laureati nel mondo del lavoro, dedicando molto maggior sostegno ai meno abbienti, restituendo all’alta formazione il ruolo di equo ascensore sociale e di promotrice di benessere. Agli studenti meritevoli si aprano le porte delle lauree magistrali e dei dottorati di ricerca per dare all’Italia una classe dirigente ben preparata e una spinta decisa all’innovazione in ogni campo. Il potenziamento del capitale umano è la prima politica pubblica da recuperare, l’unica affinché l’Italia imbocchi di nuovo un cammino di crescita e di successi.

Nello stesso tempo si ricordi che non c’è università se non c’è ricerca e non c’è ricerca se non c’è ricerca universitaria pubblica e libera. L’esame critico delle conoscenze esistenti e il loro continuo ampliamento è nella natura stessa di ogni università italiana o europea: guai a pensare di poterne fare a meno. La ricerca pubblica ha subìto una drammatica contrazione di risorse finanziarie e logistiche, spesso dirottate su altri assi di intervento che si sono rivelati produttori di scarsa innovazione e fonti di sprechi. Si punti a riequilibrare il finanziamento alla ricerca universitaria e pubblica in ogni campo disciplinare, ciascuno necessario ad un armonico sviluppo culturale ed economico.

Infine università e ricerca non possono fare a meno delle migliori intelligenze delle nuove generazioni, quelle che stiamo costringendo all’estero in decine di migliaia ogni anno. I nuovi meccanismi di reclutamento si sono rivelati fallimentari. Mai l’università era apparsa tanto chiusa ai giovani brillanti come oggi, mai la carriera universitaria tanto incerta anche per i più meritevoli tra i docenti in servizio. E’ urgente rimediare perché il virus della resa sfiduciata di professori e ricercatori non si diffonda come un’epidemia”.

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