Regno Unito, una legge per la libertà di parola nelle università

“Sono molto preoccupato da certi campus che silenziano e censurano le idee altrui”, Gavin Williamson, ministro dell’istruzione inglese

“Bisogna difendere la libertà di espressione”. Ad affermarlo è il premier inglese Boris Johnson presentando una nuova legge che cerca di combattere l’estremizzazione del politicamente corretto perpretrata negli ultimi anni da molti college americani.

Dunque, ecco il piano del ministro dell’Istruzione britannico, Gavin Williamson, anticipato dal Guardian. A chiunque – per esempio accademici, studenti o soprattutto personalità o ospiti invitati dall’esterno – venga negata la parola o la libera espressione all’università o in un altro luogo dedicato all’istruzione, questi potrà rivalersi nei confronti dell’ateneo, chiedere un risarcimento e denunciare i responsabili di quella che sarà considerata a tutti gli effetti una “censura”. 

Perché la legge sembra prendere la questione davvero sul serio. Il governo Johnson si impegna addirittura ad assumere un “free speech champion”, ossia un’autorità che vigili sull’applicazione delle nuove norme. Inoltre, le università e i campus, per continuare a ricevere fondi statali, dovranno sottostare alla legge Williamson e alla sua idea libertà di espressione. Nello specifico, l’Office for Students, ossia l’ente statale che regola l’istruzione accademica, potrà emettere anche multe e sanzioni agli atenei che non la rispetteranno. E le responsabilità saranno dirette anche nei confronti dei sindacati e delle associazioni di studenti che si distingueranno per comportamenti “illegali”.

“La libertà di espressone è la base della nostra società”, ha dichiarato Willamson, “le nostre università hanno una lunga e orgogliosa storia di luoghi dove studenti e accademici possono esprimersi liberamente, dibattere e coltivare un pensiero libero. Sono molto preoccupato da certi campus che silenziano e censurano le idee altrui, in maniera inaccettabile. Per questo dobbiamo rafforzare la libertà di espressione in ambito universitario e prepararci a prendere decisioni radicali qualora ce ne fosse bisogno”. 

Il governo Johnson teme quanto successo in alcuni campus americani negli ultimi anni, dove associazioni di studenti hanno censurato più volte personalità secondo loro non degne di esprimere la propria espressione, scatenando anche rivolte di intellettuali tra cui Salman Rushdie e Margaret Atwood. Non solo: lo stesso esecutivo del primo ministro britannico da mesi oramai sta conducendo una battaglia mediatica contro gli attivisti cosiddetti “woke”, uno slang in origine americano che significa “attento alle ingiustizie e alle discriminazioni razziali e sociali”. Un movimento che a Whitehall viene considerato un’estremizzazione del politicamente corretto e associato soprattutto agli attivisti più radicali di Black Lives Matter, alcuni dei quali chiedono l’abbattimento di statue di “schiavisti e razzisti”, inclusa quella di Winston Churchill a Parliament Square, a Westminster. 

Una retorica aggressiva, quella del governo e di ministri come la falca dell’Interno Priti Patel, che giorni fa ha definito le proteste di “Black Lives Matter” viste in estate “agghiaccianti”, e che ora si appoggerà anche su una base legale come questo disegno di legge Williamson sulla libertà di espressioni. Già protestano le associazioni di studenti, tra cui la principale University and College Union, il cui segretario Jo Grady ha dichiarato sempre al “Guardian”: “È incredibile come nel bel mezzo di una pandemia questo governo si attivi a inseguire e perseguire presunti fantasmi che minerebbero la libertà di parola, mentre non sa come agire e proteggere l’istruzione dal virus. La più grande minaccia alla libertà di espressione arriva proprio da questi ministri che vogliono decidere cosa va detto nei campus”.

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