Questione criminale

Ieri presso la facoltà di giurisprudenza della Federico II: “Territorio, Imprenditoria e Criminalità”.

La Facoltà di giurisprudenza della Federico II, costantemente impegnata nel dibattito per la lotta al crimine, ha presentato ieri “Territorio, Imprenditoria e Criminalità“. Il dibattito nasce nell’ambito del progetto “Il Diritto dentro la Città”, iniziativa diretta a trovare soluzioni normative per risolvere i problemi legati alla criminalità organizzata.
Dopo i saluti del preside di facoltà Lucio De Giovanni, Giuseppe Riccio, ordinario di diritto processuale penale avanzato presso la Federico II ha spiegato che uno dei problemi fondamentali del mezzogiorno è la difficoltà per i cittadini a ricevere prestiti dalle banche: “Se la banca non mi da i soldi che mi servono andrò da un usuraio perché ho la certezza di avere quei soldi entro 48 ore! Questo conferisce un potere enorme alla criminalità aumentando il suo circuito”. Pienamente d’accordo Giorgio Fiore, presidente di Confindustria Campania che ha affermato: “Il credito bancario, se si riceve, non arriva prima di qualche mese. Il cittadino che ha bisogno si trova alle strette!”. Ha poi spiegato che un modo efficace per colpire la criminalità è intaccare il loro losco lavoro mediante l’indagine finanziaria. “Indagare sul patrimonio della camorra o della mafia vuol dire aggredirli in prima persona” ha spiegato Fiore.
Il presidente onorario della Federazione Italiana Antiracket, Tano Grasso, ha elencato quali sono i principali destinatari che l’organizzazione criminale va a colpire: “I reati aggrediscono prima di tutto la persona, abbassando il livello di qualità della vita con continue minacce, il patrimonio del soggetto e infine relazioni economiche del territorio”. Grasso ha poi spiegato che questi tre fattori sono in una relazione circolare tra loro poiché ognuno colpisce automaticamente l’altro. “Parlare oggi di questione meridionale equivale a parlare di questione criminale e il solo linguaggio adoperato è quello della paura” ha concluso il presidente. “I criminali non sono per nulla spaventati da un processo lungo, sono quindi d’accordo con gli altri relatori e considero l’indagine finanziaria come unica maniera concreta per colpirli da dentro” ha affermato la prof. Clelia Iasevoli del dipartimento di scienze penalistiche, criminologiche e penitenziarie presso l’ateneo napoletano.
L’art 42 della Costituzione Italiana sancisce il principio di tutela della legalità della proprietà. Espropriare le organizzazioni criminali di tutti quei beni ottenuti illecitamente è la via da intraprendere per la lotta al crimine.

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