Quando le badanti le manda l’università

badanti.jpgL’ateneo di Pisa ha attivato un servizio per i propri dipendenti e studenti: una sorta di baby-sitting per i familiari anziani ma autosufficienti. Una cooperativa seleziona le persone segnalate dal personale dell’università e stila un elenco di assistenti idonee
Alle badanti, si sa, è spesso chiesto che si occupino di tutto: dal disbrigo delle pratiche quotidiane, come le stressanti file alla posta o in banca, fino ai servizi di accompagnamento dal medico o in parrocchia. Un po’ quello che propone il servizio di assistenza alla terza età promosso dal Comitato per le Pari Opportunità dell’ateneo di Pisa, una sorta di attività di baby-sitting per persone non più giovanissime.
L’Università di Pisa, infatti, considerato il successo ottenuto da un progetto analogo (quello che prevede la presa in custodia dei piccoli pargoli dei dipendenti dell’ateneo) ha ritenuto di dover replicare la cosa anche per i familiari un po’ attempati delle stesse famiglie, o più precisamente, per chi ne abbia così bisogno da volerne fare richiesta, come docenti, personale amministrativo, dottorandi e studenti specializzandi.
È la Cooperativa Mary Poppins ad occuparsi del reclutamento delle “badanti” e ad indirizzarle successivamente nelle case degli anziani, la stessa che a seguito di una gara d’appalto si è assicurata il coordinamento delle baby-sitter per i figli in tenera età del personale d’ateneo. L’università insomma, aveva già avuto modo di conoscere la onlus e valutarne così l’operato, e c’è da ritenere che ne sia rimasta favorevolmente colpita se poi ha deciso di affidarle la guida di un progetto che, comunque, rimane in fase sperimentale.
Non si tratta di semplice intermediazione, come spiega la coordinatrice Michela Andreucci, “la cooperativa raccoglie i nomi delle persone disponibili a svolgere il servizio di assistenza sulla base delle segnalazioni che provengono direttamente dal personale impiegato all’università, ma è a noi che spetta l’ultima parola riguardo la capacità o meno del candidato di svolgere le mansioni per le quali si propone”. Non sono dunque i dipendenti in prima persona a dedicare parte del loro tempo libero alla cura degli anziani, ma uomini e donne completamente estranei all’ambito universitario. Ciò che serve in altre parole, è la “raccomandazione” di docenti e personale amministrativo. Dopo averla ottenuta, ci si presenta al colloquio con tanto di lettera di presentazione redatta dal dipendente perché si attestino le buone referenze del candidato. “In verità, c’è da dire che il grosso delle candidature è stato ritenuto idoneo e tutte sono state inserite nella lista da cui poi si andrà ad attingere per far fronte alle richieste di assistenza”.
Ma quali sono i requisiti che possono considerarsi validi? A leggere il bando pare che sia necessario solo essere dotati di pazienza, disponibilità, voglia di socializzare e propensione al dialogo. “In effetti – spiega la rappresentante della cooperativa – anche se valutiamo le pregresse esperienze nel campo, prendendo in considerazione solo over 40, non è previsto che i candidati abbiano competenze di tipo infermieristico. Ciò che proponiamo è una forma di assistenza che potrebbe definirsi “leggera”, nel senso che si rivolge ad anziani autosufficienti ma che necessitano comunque dell’aiuto di qualcuno per il disbrigo dei normali compiti quotidiani”.
Un’iniziativa lodevole ma che per il momento fa fatica ad ingranare, “le richieste di assistenza sono quasi nulle, un po’ per scarsa pubblicità e in parte, io credo, per il fatto che il servizio si rivolge ad anziani autosufficienti. È probabile che chi abbia a carico un familiare con problemi fisici preferisca ricorre ad un aiuto specializzato che la cooperativa non è in grado di offrire”.
Anna Di Russo

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