Puerta del Sol: “Yes, we camp”

Figli della comodità, ma non padri del conformismo. Ecco chi sono gli indignati. L’intervista. Juan Lopez ai microfoni del Corriere dell’Università.

Figli della comodità, ma non padri del conformismo. Ecco chi sono gli indignati spagnoli

Gli indignados a Puerta del Sol

L’intervista. Juan Lopez ai microfoni del Corriere dell’Università
Il movimento. La generación perdida di Puerta del Sol
Le amministrative in Spagna. La crisi spagnola investe Zapatero
Le foto. Madrid, la protesta scende in piazza

REPORTAGE
Anna Di Russo
inviata a Madrid

Madrid. La maggior parte non applaude, alza le mani, le apre e le libra verso il cielo per ribadire il consenso alla protesta. Un gesto che non fa fragore ma che richiama alla mente, con la forza del silenzio, la speranza nel futuro. Un grido, quello degli indignados, che non intende produrre rumore, perché il loro messaggio è nel silenzio. E da venerdì sera hanno deciso di farlo scendere anche sulla più importante piazza madrilena: Puerta del Sol.

Per riscoprire il significato della parola civiltà bastava affacciarsi questo weekend proprio su questa piazza, dove circa 60mila persone hanno manifestato, nonostante il divieto di assembramento. Un divieto che non ha impedito a questa forma di democrazia allargata di trasformare la rabbia e la stanchezza per una società che non crea futuro in una nuova forma di protesta.

Chi c’era ha visto forme diverse di cittadinanza attiva: nei giovani precari, negli studenti, nei disoccupati, nei precari, nei mileuristas e nella polizia spagnola, testimone di una folla che ha riempito le piazze. E infine anche nelle istituzioni, che hanno preso atto della portata del fenomeno ed accettato la sfida, scegliendo di non intervenire a fermare l’occupazione. La stessa folla, spesso sinonimo di caos e confusione, a Madrid si è trasformata in condivisione di idee, ragionamenti e proposte su cui costruire qualcosa.

Il rumore della manifestazione è stato suono: il suono di quei ragazzi che con tamburi e mani sono riusciti a coinvolgere, attraverso un ritmo tribale, turisti e giovanissimi immersi nello shopping del fine settimana. Un movimento, nonostante l’eterogeneità della folla, ordinato e pulito. E l’ordine non è stato solo quello dei manifestanti o delle riunioni organizzate in ogni piccola piazza di Madrid, ma anche e specialmente quello delle idee: semplici, chiare ed ingenue.
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