"Per troppo tempo la ricerca è stata indifesa di fronte ai governi". Alla Sapienza il grido dei "ricercatori scatenati"

Dibattiti, accuse, riflessioni e contestazioni. Si è tenuta ieri la tavola rotonda dal titolo “Salviamo la ricerca italiana”, un dibattito organizzato nell’aula Amaldi del Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma La Sapienza sulla scia dell’eco suscitata dalla lettera pubblicata su “Nature” dal fisico Giorgio Parisi per denunciare gli scarsi investimenti dell’Italia nel settore della ricerca e diventata poi una petizione lanciata da 69 scienziati, tra cui lo stesso Parisi, che in pochi giorni ha raccolto già oltre 45mila firme. Tra gli ospiti esponenti del mondo della scuola, dell’università e della ricerca: da Piero Angela a Francesca Puglisi, da Alberto Campailla a Francesco Sylos Labini, dallo stesso Giorgio Parisi a Fabiola Gianotti.
“Non si tratta di mettere solo più risorse ma di cambiare qualcosa, perché è evidente che il sistema, così com’è non funziona. Veniamo da anni di tagli ai finanziamenti davvero drammatico alla cultura e alla conoscenza.  Il PD sente questo peso sulle sue spalle” – ha esordito Francesca Puglisi, senatrice del PD responsabile del settore Scuola e Università. “Stiamo perdendo e regalando fondi alla Commissione Europea sulla ricerca non per un problema di qualità dei ricercatori italiani, per un problema di sottodimensionamento del settore ricerca: in poche parole abbiamo pochissimi ricercatori. La colpa? Il blocco del turn over e il meccanismo dei punti organico, che ha anche ampliato il divario enorme tra nord e sud nel Paese. Il settore della ricerca tocca tanti ministeri, non solo quello dell’Istruzione. Serve un piano strategico per connettere il mondo della scienza con tutti gli altri, una sorta di cabina di regia. Serve anche un’opera di semplificazione anche necessaria per restituire autonomia agli atenei e agli enti pubblici di ricerca”.
“Purtroppo abbiamo avuto un Paese che ha dato il messaggio opposto nel settore della cultura, e oggi ci ritroviamo con davvero pochi laureati – continua -. Serve un investimento nel Diritto allo Studio – e qui arrivano le contestazioni da parte dei presenti -. In questa legge di Stabilità c’è finalmente un segno + sul Diritto allo Studio. Sappiamo che dobbiamo fare di più e meglio, ma chiedo a tutti voi di aiutarci”.
“Pensare l’Università senza la Ricerca è assurdo – ha commentato Giorgio Parisi -. Non si può investire su un settore e non su un altro. Sono due campi che vanno di pari passo. Il problema in Italia non è tanto la mancanza di finanziamenti, ma l’effetto di una narrazione in cui l’università è percepita in maniera negativa. L’università non è una bestia da affamare, come diceva qualche vecchio ministro del tesoro. Nel tempo sono state tagliate parecchie cose, ma gli sprechi non sono diminuiti. Attualmente per salvare l’università italiana – facendo una citazione di Mao- ci sono le condizioni oggettive, ma vedremo se ci sarà anche la volontà politica”, conclude.
“Cerchiamo di sensibilizzare il pubblico sulla ricerca, che non si occupa di cose lontane e incerte: è proprio dalla ricerca che otteniamo tutto quello che c’è intorno a noi. I ragazzi di via Panisperna con la ricerca di base hanno tirato fuori delle scoperte sensazionali sulla scissione dell’atomo – ha commentato in una sala stracolma Piero Angela -. La ricerca di base porta ovunque, alle volte è addirittura incerta, quando innova. Spesso, però, è poco popolare, poco percepita, anche dai governi. Se i politici tagliano i fondi alla ricerca nessuno si lamenta (a parte i ricercatori), se si tagliano le pensioni o gli stipendi si solleva il finimondo. In fondo è anche un problema di comunicazione. Per riuscir a far parlare della propria protesta si fa di tutto. La ricerca no, la ricerca è molto più educata. Non vedo il professor Parisi vestito da pellerossa andare a protestare sotto palazzo Chigi. Noi abbiamo tantissimi ricercatori brillanti: per decenni ho girato il mondo ed ho trovato italiano ovunque! Credo che questa sia l’occasione per riflettere sulla situazione e per difendere i propri diritti. La ricerca è stata troppo indifesa e nuda di fronte a queste intemperie”.
IL VIDEO COMPLETO DELLA TAVOLA ROTONDA

Alla tavola rotonda ha voluto partecipare – a modo suo – anche Fabiola Gianotti, direttrice del CERN, con un video dal Giappone. “Nel campo in cui lavoro, la fisica fondamentale, gli italiani non sono secondi a nessuno. In Italia ci sono anche istituti che funzionano, come l’Istituto nazionale di fisica nucleare che partecipa a progetti internazionali di altissimo livello insieme ad alcune università, trascinando in queste imprese anche l’industria. E questo è un esempio virtuoso di come la ricerca dovrebbe funzionare. Quello che in Italia è drammatico è il precariato, il fatto che i nostri giovani non abbiano speranze a lungo termine nel nostro Paese e quindi siano costretti a emigrare. E’ un peccato perché quando si perdono delle generazioni di scienziati, ricucire una tradizione che dura ormai da decenni diventa difficile”.
“C’è un attacco incredibile alla ricerca e all’università nel nostro Paese” – ha ammonito Francesco Sylos Labini. “Abbiamo bisogno di tornare a parlarci”, ha concluso Alberto Campailla, portando la voce degli studenti. “Dobbiamo ricostruire un’alleanza, un fronte compatto nel mondo dell’istruzione. Abbiamo necessità di rimettere al centro la questione della riforma dell’Università, tutti insieme”.
Raffaele Nappi
Credit immagine: Flickr, Salvatore Fiore
 

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