Per salvare l’ambiente basta lavorare meno

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Lavorare fa male alla salute e al clima. Ridurre le ore di lavoro e consentire a tutti di avere una occupazione potrebbe essere la risposta sia ai problemi sociali che a quelli ambientali.

La dipendenza da lavoro è un disturbo ossessivo compulsivo. Lo sappiamo sin dagli anni ’70. Ora, la ricerca “La riduzione dell’orario di lavoro come mezzo per rallentare il cambiamento climatico”, del think tank “Center for Economic Policy and Research”,  propone un concetto rivoluzionario: lavorare meno – per lavorare tutti – ci salverà.

Diminuire l’orario di lavoro farebbe bene agli individui così come al pianeta. E’ necessario però che ci sia una maggiore uguaglianza economica.

David Rosnick, autore della ricerca, ha detto: “Meno ore di lavoro significa meno emissioni di carbonio, e quindi una riduzione del riscaldamento globale”.

Perché ciò avvenga è necessario seguire un modello europeo di produttività. Basta con l’America, presa dalla “sindrome circolare del rasoio elettrico”, interpretabile in base al teorema: “radersi più velocemente, in maniera da avere più tempo per lavorare ad un rasoio che permetta di radersi più velocemente ancora, in maniera da avere ancora più tempo per progettare un rasoio ancora più veloce”.

Rosnick, invece, ricorda che il tempo libero è un bene prezioso e che diverse società dovrebbero scegliere di lavorare meno, piuttosto che aumentare ulteriormente la produzione.
Keynes, del resto, aveva predetto che nel XXI secolo avremmo lavorato al massimo per 15 ore settimanali, grazie al progresso.

Al contrario, il progresso ha portato alla diminuzione degli occupati nei lavori più routinari in favore delle macchine e dei computer.

Un modello egualitario potrebbe essere la risposta: la diminuzione del lavoro è diventata un incubo, anziché un beneficio per tutti, come auspicato da Keynes.
Il benessere sociale, quindi, può essere garantito solo da un sistema produttivo più sostenibile ed egualitario.

AZ

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