Medicina, via al test tra le polemiche. Il ministro Giannini: “Se non va si cambia”

test tra le polemiche

 

Ieri in 63 mila per affrontare il test d’ingresso a Medicina. Prove sotto osservazione del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini che anticipa modifiche per il prossimo anno nel caso i risultati della selezione dovessero essere inferiori alle aspettative.

https://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2014/04/09SI63239.PDF

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  1. TEST MEDICINA riporto un mio intervento su LA STAMPA
    11/04/2014
    Medicina, test e professione
    giovanni savignano*
    Il problema dei posti si pone sia per la facoltà di medicina che per le lauree brevi delle professioni sanitarie tecnico-infiermeristiche. Ogni università ha pochi posti disponibili, e molti restano fuori. In tanti si chiedono: come si può decidere in due ore se uno può fare il medico, l’infermiere, il fisioterapista? Ma, visto che la normativa europea prevede un numero programmato, rapportato in pratica alle strutture, ai laboratori, ai posti letto… non basta solo denunciare con cadenza annuale, occorrono delle proposte.
    Io stesso, come altri, ho scritto sull’argomento come si potrebbe fare una selezione «giusta»: per esempio una prova in più sedute e selezionare cercando di capire se una persona è predisposta a stare con l’ammalato, valutare cosa pensa della malattia, della sofferenza, dei malati in coma, dei portatori di handicap; scoprire la capacità al colloquio e alla socializzazione, la conoscenza dei principi della bioetica oltre che naturalmente il curriculum di studi. Alcuni studenti scelgono queste facoltà perché garantirebbero il posto di lavoro. Poi capita che si rendono conto di non essere adatti e abbandonano, intanto tra gli esclusi ci sono quelli che desideravano intraprendere queste professioni perché convinti. I medici che si specializzano hanno lo stesso problema – numero chiuso – ci sono medici adatti alla ricerca e al laboratorio e non adatti al contatto col malato, bravi a fare i dirigenti e non a comunicare coi familiari, pertanto, essendo pochi i posti per ogni Specializzazione, alcuni accettano qualunque branca, anche non gradita, pur di specializzarsi. Tempo fa lessi in un comunicato di studenti l’esempio di un’altra Nazione europea dove tutti possono iscriversi al 1° anno ma devono sostenere un numero di esami per passare al secondo. Sta poi emergendo un altro problema: gli studenti esclusi che sono iscritti in Università europee desiderano trasferirsi in corso d’opera presso le Università italiane convenzionate; sorge il giudizio sui crediti conseguiti e sui posti da rendere liberi in Italia. Urge una seria riflessione.
    * medico, Avellino

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