Mandare i figli a scuola? No grazie. Ecco cos’è l’educazione domiciliare

educazione domiciliare

Cos’è l’educazione domiciliare? Quante famiglie scelgono di fornire l’educazione scolastica ai propri figli direttamente tra le mura di casa? E la Legge cosa dice in materia? In pochi saprebbero rispondere a queste domande: nel nostro Paese, infatti, l’educazione domiciliare è poco diffusa (il Ministero dell’Istruzione parla di poco più di 100 famiglie, stime non ufficiali arrivano a poco meno di mille), eppure questo fenomeno ha una tradizione consolidata all’estero, in particolare nel mondo anglosassone (negli USA, oltre 2 milioni di famiglie scelgono di educare a casa i propri figli, nel Regno Unito sono 70 mila, 60 mila in Canada, 3 mila in Francia, 2 mila in Spagna).

Ma cos’è l’educazione domiciliare?

L’istruzione domiciliare è un tipo di istruzione svolta esclusivamente in un contesto domiciliare, cioè al di fuori delle istituzioni pubbliche e private, quali in primis, le scuole. Nella maggior parte dei casi l’istruzione domiciliare riconosce i membri della famiglia come tutori e insegnanti dei propri figli, parlando di una vera e propria istruzione parentale, ma esistono allo stesso modo diverse realtà, come quella di ingaggiare insegnanti privati per tenere lezioni ai propri figli all’interno dell’ambiente domiciliare. Alcune famiglie preferiscono seguire degli orari giornalieri, utilizzando i testi e programmi scolastici, altre desiderano affidarsi a un apprendimento più naturale e spontaneo dove si assecondano i bisogni, le interesse e capacità dei figli in veste di aiutanti e guide. Chi sceglie di educare a casa è sottoposto solo alla Legislazione Statale, non è quindi soggetto a norme regionali né provinciali, ed uno studente può coprire tutto il proprio percorso di studi (fino all’università) senza mai mettere piede in aula.

In Italia è legale?

“La Costituzione assicura la libertà di istruzione, che si può raggiungere anche non servendosi necessariamente delle scuole pubbliche o paritarie, dunque la scelta di educazione parentale o di educazione privata non paritaria è comunque un’opzione praticabile – spiega a L’Espresso il Direttore Generale per gli Ordinamenti scolastici del Miur, Carmela Palumbo – Certo, il Ministero si premura di verificare che chi decide di seguire questa strada abbia i requisiti adatti a farlo e, ovviamente che i bambini siano effettivamente seguiti”.

Quali sono i requisiti che deve soddisfare un genitore o un tutore per impartire ai bambini l’educazione scolastica direttamente a casa?

La Legge in materia richiede ai genitori di notificare annualmente all’Ufficio scolastico di competenza la loro intenzione di non mandare il bambino a scuola e di provvedere alla sua educazione direttamente da casa. I genitori o coloro che si occuperanno di impartire l’appropriata educazione agli studenti in loro vece, dovranno provvedere a fornire un’autocertificazione che dimostri la loro idoneità tecnica ed economica ad assolvere tale ruolo.

Per “Capacità tecnica”, si intende che colui/lei il quale si prende carico dell’educazione dei bambini deve aver ottenuto un titolo di studio superiore a quello da impartire allo studente (quindi se il bambino studia per affrontare gli esami di quinta elementare, il genitore/tutore deve avere almeno la licenzia media).

Non viene richiesta alcuna documentazione ufficiale e, anche se piuttosto raro, esiste la possibilità che le autorità competenti effettuino controlli formali per valutare se l’istruzione domiciliare viene effettivamente impartita.

Quale programma dovrebbero seguire i bambini che studiano  casa?

Anche in questo caso non c’è una norma stringente: i docenti domiciliari possono decidere di affidarsi a programmi e libri di testo generalmente usati nelle scuole pubbliche tanto quanto di stabilire in totale autonomia nozioni e metodi da trasmettere ai propri studenti.

“Nessuno – spiega a L’Espresso Erika De Martino, mamma e insegnante a tempo pieno – mi può obbligare a insegnare a leggere a scrivere ai miei figli quando hanno tra i 6 e i 7 anni o a fargli fare le tabelline tra i 7 e gli 8: l’unica cosa che possono chiedermi, e che mi chiedono, è di rinnovare ogni anno la richiesta di provvedere a casa all’educazione dei miei figli e di portare un portfolio delle cose fatte, per essere certi che l’homeschooling non sia solo un modo per mascherare la dispersione scolastica. Ma questo è tutto”.

“Chi vuole, può provvedere da sé a insegnare ai propri figli le cose che ritiene importanti – continua Erika de Martino – i miei bambini, per esempio, che hanno tutti meno di dieci anni sono perfettamente bilingui con l’inglese, anche se forse non sanno le cose di storia che sanno i loro coetanei, come, per fare un esempio, chi sia e cosa abbia fatto Giuseppe Garibaldi”.

“Al di là del fatto che lo sappiano o meno – conclude la mamma/insegnante domiciliare – siamo sicuri che nel mondo di oggi, così globalizzato e mutevole abbia davvero importanza avere nozioni di storia che tra l’altro valgono solo in Italia? Siamo sicuri che non sia preferibile acquisire la capacità di muoversi per il mondo con curiosità, interesse e con gli strumenti per capire le cose? Se si considerano queste ultime come uniche imprescindibili basi, allora anche il resto, le cose da studiare, quelle che richiede il Ministero nei suoi programmi, si imparano con facilità e gli esami richiesti, di volta in volta e solo per chi vuole, alla fine dei vari cicli scolastici si imparano facilmente”.

I bambini che studiano a casa devono sostenere gli esami a fine anno?

Sulla carta non esistono obblighi di esami per i ragazzi che studiano a casa; l’esame si rende necessario solo se la famiglia intenda reinserire il bambino nel circuito scolastico (pubblico o partitario che sia) o se desideri certificare il livello di studio dal proprio figlio/a. In questi casi la famiglia dovrà redigere una domanda formale corredata da curriculum degli studi dello studente da consegnare presso l’istituto scolastico in cui tenere gli esami.

Perché una famiglia decide di educare i propri figli a casa?

Le tre ragioni principali per cui le famiglie decidono di educare personalmente i propri figli – scrive dal proprio blog Erika de Martino, esperta e madre di 4 bambini istruiti a domicilio –  sono tre:

– Motivi religiosi

– Crescente insoddisfazione nei confronti del sistema scolastico

– Impossibilità di trovare una scuola valida nelle vicinanze della propria abitazione

Altre motivazioni altrettanto importanti possono essere:

– Maggiore libertà – alcune famiglie preferiscono gestire personalmente il  tempo con i propri figli senza sottostare ad orari imposti da esterni.

– Rispettare l’individualità del proprio figlio – non tutti imparano con gli stessi ritmi e l’ed. parentale offre l’opportunità di seguire i tempi del singolo.

– Evitare gli episodi di violenza – ogni giorno possiamo leggere sui giornali di casi di bullismo sempre più sconcertanti.

– Evitare le pressioni sociali del gruppo – fumo, droga, sesso precoce sono solo alcuni esempi.

– Ottenere migliori capacità e competenza sociali – l’ed. parentale permette ai ragazzi di vivere nella società e li mette in relazione con persone differenti per età e status ogni giorno.

– Rapido progresso in tutte le aree di studio.

– Più tempo per creare un forte legame familiare: grazie all’ed. parentale potete stare con i vostri figli quando sono riposati e liberi dai “compiti a casa”, non solo al rientro da scuola o nei weekend.

– Affrontare e approfondire argomenti che solitamente non vengono svolti a scuola – per esempio praticare il bi/tri linguismo, musica, arte, ecc…

– Permettere al bambino di dedicarsi allo studio in maniera completa (senza barriere di tempo/spazio) e con una concentrazione che è difficile ottenere nella “classe” dove sono presenti numerose distrazioni.

– Permettere al bambino di vivere una vita più naturale, all’aperto, a contatto con la natura e i suoi ritmi, le stagioni, i cambiamenti climatici. Questo fa si che il bambino possa essere più attivo fisicamente e quindi più sano.

– Permettere al bambino di organizzarsi personalmente, decidendo i propri ritmi. Nella “classe” gli scolari vengono occupati costantemente, questo risulta in bambini spesso inattivi e annoiati sempre alla ricerca di uno stimolo esterno.

– I bambini educati in famiglia imparano a gestire le attività quotidiane (pulire, cucinare…) osservando i propri genitori in maniera naturale. Essi aiutano molto in famiglia e questo li rende responsabili.

– I bambini educati in famiglia imparano per ottenere una soddisfazione personale, non per ottenere un premio/bel voto dall’esterno. Inoltre imparano ad auto-giudicare la qualità del loro lavoro.

– I bambini educati in famiglia hanno una cerchia di amici più varia che comprende bambini di diverse età e adulti, le interazioni sociali avvengono per scelta personale e sono basate su interessi personali.

 

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  1. Buongiorno.
    Abbiamo una bambina nata nel novembre 2009 e dovremmo iscriverla in prima elementare entro pochi giorni. Vorremmo però posticipare di un anno l’ingresso a scuola attraverso l’istruzione parentale. Vorrei però sapere se è possibile farlo iniziando poi il prossimo anno dalla prima e non dalla seconda dopo aver sostenuto un esame. E’ possibile? Quale legge lo permette e con che modalità? cosa bisognerebbe fare?
    Grazie

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