L’Università di Messina disconosce la ricerca sulla “costruzione di personalità fasciste” nella Folgore

Dopo le proteste della Folgore, l’Università di Messina ritira la ricerca su “autoritarismo e costituzione di personalità fasciste nelle forze armate” firmato dai sociologi Pietro Saitta e Charlie Barnao, apparso sul numero 50 dei Quaderni del Cirsdig, il centro interuniversitario per le ricerche sulla sociologia del diritto, dell’informazione e delle istituzione giuridiche creato nel 1988 dalle Università di Messina e Macerata.

Secondo il quotidiano online “Linkiesta.it“, il diario dell’esperienza come paracadutista di Charlie Barnao, ricercatore a Catanzaro ma con un passato nelle Forze Armate, «è alla base del working paper che interpreta la caserma come “istituzione totale” e la Folgore come un corpo caratterizzato da riti di iniziazione e addestramento particolarmente violenti, con precisi richiami “fascisti”» ma «lo studio non è scientifico, ribattono i parà» perché «si basa su una sola testimonianza, perdipiù datata».

Dopo il clamore suscita della protesta della Folgore e dall’articolo del “Giornale” che titola “L’Università di Messina infanga la Folgore – un saggio dipinge la Brigata come una fabbrica di fascisti“, il direttore della collana editoriale ha fatto rimuovere il saggio dal sito ufficiale del Cirsdig.

«Il testo di Barnao e Saitta, è stato pubblicato sul sito a gennaio del 2012, con il n. 50, senza la mia autorizzazione e a mia insaputa dal redattore dr. Pietro Saitta, che gestisce operativamente il sito», scrive il prof. Carzo mentre Saitta nega si sia trattato di una sua iniziativa autonoma e insieme a Barnao spiegano il senso della loro ricerca.

Scrive “Linkiesta”: «Gli autori sostengono che in Italia si sta assistendo alla trasmissione di pratiche e ideologie dall’esercito alla polizia, producendo una commistione che rende il confine tra guerra e pace sempre più confuso. “Così com’è accaduto ad altri paesi europei, a partire dagli anni Ottanta, l’Italia ha conosciuto una profonda trasformazione della propria struttura militare e di polizia, attraverso l’impegno crescente nelle missioni internazionali; l’abolizione del servizio militare di leva e la nascita di corpi militari professionali; la creazione di canali privilegiati di passaggio dall’esercito alla polizia per coloro che abbiano prestato da uno a tre anni di servizio militare e, conseguentemente, il significativo ingresso di veterani nelle forze dell’ordine”

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