L'Isfol fa il punto sull'apprendistato

apprendistato_.gifCom’è cambiato l’apprendistato in Italia negli ultimi dieci anni? Ma, soprattutto: chi sono i nuovi apprendisti e quali sono i settori che maggiormente utilizzano questa forma contrattuale? A fare il punto sul mondo dell’apprendistato arriva il Rapporto annuale dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) giunto quest’anno alla sua decima edizione.
Nel decennio 1998-2008, l’Isfol rileva un sostanziale raddoppio dell’utenza dell’apprendistato (+87%) che interessa con differenti percentuali il Nord, il Centro e il Sud del Paese. La crescita registrata nel decennio varia nelle diverse macro-aree ed è compresa in un range che va dal 64% dell’area settentrionale, al 110% per il Mezzogiorno, fino al 143% del Centro. Alla luce di questo raddoppio, l’apprendistato rappresenta oggi una quota pari mediamente al 17% degli occupati della fascia d’età 15-29 anni: in sostanza, un giovane su sei è titolare di un contratto di apprendistato.
Secondo il monitoraggio Isfol, per la prima volta nel 2007 il numero degli occupati con contratto di apprendistato in Italia ha superato la quota delle 600mila unità, raggiungendo la media annuale di 638.807 unità, facendo segnare una crescita dell’8,4% rispetto al 2006. I dati quasi definitivi per il 2008 confermano il trend di crescita (644.592 unità) e allo stesso tempo lasciano prefigurare un rallentamento nella diffusione dello strumento (+0,9% rispetto all’anno precedente) che sembra fare da apripista alla crisi economica.
L’occupazione in apprendistato è cambiata progressivamente. L’artigianato, sebbene occupi un terzo degli apprendisti, ha perso il suo storico primato. Dal 2005, infatti, è il terziario il comparto dove si registrano più apprendisti e dove l’apprendistato continua a crescere con il ritmo più serrato e nel 2008 raggiunge la quota del 43,4% sul totale degli occupati in apprendistato. Questa crescita ha un impatto anche nella disaggregazione per settori: nel 2008 il commercio sopravanza l’edilizia, mentre il metalmeccanico rimane il terzo settore per numero di apprendisti occupati.
L’Isfol registra anche il cambiamento progressivo delle caratteristiche degli apprendisti. Nel dettaglio, sembra più rapido il processo di estensione del target di utenza rispetto alle fasce più adulte della popolazione, rispetto al progressivo ampliamento a gruppi di utenti con un più elevato titolo di studio. Infatti, se negli ultimi anni guadagnano qualche posizione i laureati (4,7% nel 2007), la maggior parte di apprendisti resta legata ad un target con al più la licenza media (54,6%); cresce invece l’età media, visto che quasi un quarto ha almeno 25 anni.

Manuel Massimo

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

“Grillini” in azione a iniziativa PD

Next Article

Chi ricerca trova, l’università scopre l’hi-tech

Related Posts
Leggi di più

Giovani italiani divisi tra Neet e piccoli imprenditori: in entrambi i campi abbiamo il record europeo

Rilevazione di Confartigianato sulla situazione lavorativa dei giovani nel nostro Paese. Ci sono 123.321 imprese artigiane con a capo un under 35 ma il rovescio della medaglia è rappresentato dal 23% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studia e non lavora. In Campania e in Calabria sono 1 su 3. "Le aziende fanno fatica a trovare lavoratori con competenze digitali e green".
Leggi di più

Alternanza scuola-lavoro, in Puglia boom di infortuni per gli studenti: 4500 in un anno

Fanno ancora discutere i numeri dei progetti PTCO che dovrebbero garantire percorsi di formazione all'interno delle aziende per i ragazzi che frequentano gli ultimi anni delle scuole superiori. In Puglia le denunce di infortuni che hanno riguardato studenti nel 2019 sono state 4500, il 4,5% del totale nazionale. Intanto domani il presidente Mattarella incontrerà i genitori di Lorenzo Parelli, lo studente morto durante il suo ultimo giorno di stage.