L’intervista al ministro Giannini: “Premi di merito agli insegnanti e riforma dei Tfa. A breve la soluzione del caso Quota 96”

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Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è intervenuta oggi  in una video chat presso la redazione del Quotidiano Nazionale. Sollecitata dalle domande di studenti e lettori, il ministro è intervenuta fornendo chiarimenti sui cambiamenti per i test d’ingresso nelle facoltà a numero chiuso, ma anche sulle modalità del prossimo concorso scuola, sulla valutazione del corpo docente e sulla questione quota 96.

 

Cominciamo con i test d’ingresso a Medicina: stando ad alcune sue recenti dichiarazioni ci potrebbero essere grandi cambiamenti nel prossimo futuro?

Ho espresso una valutazione che non solo mia sulla qualità di questi test come migliore strumento per valutare la qualità dei futuri medici. Questo non significa mettere in discussione l’accesso programmato ai corsi di Medicina. Dobbiamo domandarci i 60 quesiti in meno di due ore, senza considerare il curriculum scolastico siano davvero lo strumento migliore. Ho menzionato il modello alla francese, con accesso libero e sbarramento al primo anno, come possibile modello da seguire, con alcune modifiche.

Quindi possiamo dire che i test d’ingresso cambieranno dal prossimo anno?

Non dal prossimo, 2014/2015, ma da quello successivo: 2015/2016 avremo sicuramente una modalità diversa.

Investire sulla formazione è fondamentale per il futuro del Paese, perché non si riesce a farlo?

La politica tende a dare risposte immediate a problemi su cui ha un rendimento politico immediato: la formazione, l’investimento in formazione non è qualcosa su cui si ha un ritorno immediato e fino ad ora si è sempre solo investito in quei settori in cui si ha un ritorno immediato e che generano consenso. Spesso la classe politica non guarda al lungo termine, c’è una “tirannia del breve termine” che ha dominato la politica italiana fino ad oggi.

Lei voleva legare le retribuzioni al merito degli insegnanti, ma chi valuta? Ci sono i fondi per questo sistema?

Collegare le retribuzioni al merito è qualcosa che molti Paesi europei fanno già ed è possibile con alcuni strumenti attualmente disponibili come le prove Invalsi che, per quanto criticate, valutano il livello di apprendimento degli studenti. A questo bisogna aggiungere una valutazione complessiva della scuola che si ottiene considerando anche il rendimento dei dirigenti scolastici che sono i responsabili dei singoli istituti.

Dobbiamo uscire dalla prigionia degli scatti d’anzianità. Per questo stiamo avviando una consultazione, anche online con le famiglie, nell’ambito del progetto “Cantiere Scuola” che raccoglierà una serie di “sentimenti diffusi” che dovranno poi essere analizzati e messi a sistema.

Adesso la premialità viene data solo sulla realizzazione dei progetti scolastici: ma vogliamo continuare con quest’organizzazione o vogliamo introdurre degli strumenti di premialità che tengano conto di quello che un docente fa o non fa ogni giorno?

Un tema di cui molti lettori vogliono sapere qualcosa in più è il liceo a 4 anni: il progetto sta funzionando?

È una sperimentazione esistente, introdotto dal ministro Profumo e attuato dal ministro Carrozza, io doverosamente lo sto portando a compimento. Non abbiamo ancora dati: ma credo che il tema del liceo a 4 anni, legato all’ingresso più precoce dei nostri ragazzi nel mondo del lavoro, debba essere inserito in una rivisitazione complessiva del secondo ciclo d’istruzione.

Passiamo alla questione del Tfa (Tirocinio formativo attivo), quando il prossimo?

Nei prossimi mesi

Cosa succede a chi ha superato il primo Tfa?

Coloro che lo hanno superato possono inserirsi in graduatoria grazie all’aggiornamento delle graduatorie d’istituto che abbiamo aperto recentemente, con un punteggio che valorizzi il loro percorso: un totale di 36 punti che equivalgono a circa tre anni di servizio. Certamente, però, riguardo il tema del Tfa io mi interrogo su una possibile semplificazione del sistema: perché dobbiamo scorporare il momento del tirocinio in classe da quello degli studi universitari? In molti Paesi l’esperienza in aula e quella di studio sono inseriti nello stesso percorso: così si risparmiano tempi e soldi e si crea un percorso curriculare più omogeneo.

Ricordo anche che il prossimo anno apriremo un concorso per la scuola: così, intanto, potremo riaprire le graduatorie storiche (165 mila sono i precari storici, quei vincitori di concorso che sono in graduatoria e che ancora aspettano di entrare).

Ancora una precisazione sul Tfa: arrivano segnalazioni di candidati che hanno passato le prove d’ingresso ma non si sono poi potuti iscrivere a causa del numero chiuso che chiedono di iscriversi in sovrannumero al concorso 2015

Esatto: è una modalità che abbiamo previsto. Chi ha passato le prove d’ingresso al Tfa potrà iscriversi al concorso 2015 anche in sovrannumero

Altra questione spinosa è la cosiddetta Quota 96

Una situazione veramente bizzarra: un problema che va affrontato perché frutto di un errore. Abbiamo fatto un conto delle cifre che servirebbero per risolverlo: non si parla di cifre “esplosive”. Credo che si possa risolvere entro breve.

C’è chi chiede chiarimenti sulla funzione della laurea in Scienze Politiche: perché non serve più ad insegnare? Perché non eliminarlo?

È un corso che esiste in molti Paesi, che dà un taglio internazionale e ci apre al resto del mondo. L’eliminazione di questa laurea come requisito d’accesso per accedere all’insegnamento di alcuni corsi è una questione che va analizzata in sede di Consiglio Universitario Nazionale (CUN) cui i ragazzi dovrebbero rivolgersi direttamente.

Il concorso del 2012 non è andato benissimo: ad esempio alcune Regioni, come la Toscana, non hanno nemmeno ancora preparato le graduatorie

Il problema è più complesso: il 50% dei ragazzi che hanno vinto il concorso sono stati immediatamente assunti, mentre i restanti, circa 11 mila persone, sono rimaste fuori. Si tratta di 11 mila “invisibili” perché non sono rientrati nelle graduatorie ad esaurimento e nemmeno in quelle dei concorsi successivi. Tuttavia cercheremo di assorbirne circa 2/3 nella prossima tranche di immissioni a seguito del concorso che stiamo programmando per il prossimo anno.

Sull’edilizia scolastica: a che punto siamo?

Ci sono due capitoli molto precisi: quello esistente è quello assegnato dal nostro Ministero e ammonta a 1,2 miliardi circa per un complesso di 2 mila interventi in tuta Italia; l’altra parte sono i soldi disponibili nel patto di stabilità per le amministrazioni locali: ora dobbiamo capire a quali cifre si arriva considerando le disponibilità delle singole amministrazioni.

Infine sulla staffetta generazionale: lei aveva avuto un diverbio con il ministro della PA, Madia, affermando: “Un sistema sano non manda via gli anziani per fare largo ai giovani”. Ma come si risolve una questione tanto complessa come quella dell’alternanza generazionale nel settore pubblico?

Bisogna cercare un equilibrio: il commento che feci in quell’occasione non era un conflitto con in ministro Madia, ma un diverso punto di vista. Come si bilancia l’accesso ai giovani nella PA e il mantenimento di un certo standard? Bisogna avere una continuità d’accesso da parte dei giovani in modo da non ricreare la sedimentazione attuale. Se non si crea un accesso che parte dall’università, chi ne esce si “mette in fila” e crea questa sedimentazione. Il prepensionamento non è la soluzione. La riforma Fornero, se ha avuto un merito, è stato quello di spostare in avanti l’età del pensionamento. Uno dei problemi dell’Italia è l’invecchiamento della popolazione: per questo il mondo del lavoro va riformato dando ossigeno ai ragazzi ma anche tenendo conto di questa situazione.

DI

 

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