Il paradosso degli ITS: l’80% degli studenti trova subito un lavoro ma gli iscritti sono ai minimi termini

Gli Istituti Tecnici Superiori continuano a non attrarre studenti: gli iscritti sono meno di 20mila mentre quelli all’università viaggiano attorno ai 1,7 milioni. Eppure il tasso di occupabilità per chi sceglie questo percorso di studio è davvero molto alto. Per invertire questa tendenza il PNRR stanzia 1,5 miliardi in cinque anni.

Un tasso di occupazione medio di oltre l’80% ma un numero di iscritti che fa davvero fatica a decollare. È la fotografia degli Istituti tecnici superiori, gli ITS, le scuole post diploma di tecnologia nate oltre 10 anni fa per offrire uno sbocco alternativo dopo la maturità a tutti quei giovani che non vogliono o che non possono iscriversi all’università e che invece vogliono trovare subito un lavoro.

Come ricorda il Sole 24 Ore nonostante queste scuole abbiano un tasso di occupazione medio dell’80% dei propri studenti mantenuto anche negli anni della pandemia, sono appena 19mila i ragazzi e le ragazze che le frequentano contro i 1,7 milioni di iscritti alle università.

Una situazione davvero paradossale che diventa impietosa se viene paragonata a quanto invece succede nel resto d’Europa: in Germania gli iscritti alle “Fachhochschulen”, il canale non universitario di formazione terziaria professionalizzante, sono circa 800mila.  In Francia esistono gli “Institutes universitaires de Technologie” che offrono formazione tecnica superiore con docenti provenienti dal mondo del lavoro; e anche in Svizzera, le Scuole universitarie professionali propongono, da tempo, un insegnamento “pratico” e vicino al mondo produttivo. E tutti con numeri di gran lunga superiore ai nostri.

La speranza per un allineamento a quanto succede nel resto nel mondo e quindi ad una vera e propria esplosione dell’appeal degli ITS è tutta riposta nel Pnrr che stanzia 1,5 miliardi in 5 anni (oggi il finanziamento ordinario è di 68 milioni, 48 a regime oltre al contributo regionale tra gli 80-100 milioni totali) e prevede una legge delega, che è ormai in dirittura d’arrivo al Senato e che valorizza il link con le imprese. Basterà?

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