Il coronavirus rischia di mandare in bancarotta le università inglesi

Gli atenei britannici dipendono dalle rette degli studenti stranieri. Ma, causa pandemia, a settembre solo uno su sette manterrà l’impegno di andare a studiare nel Regno Unito

Il coronavirus rischia seriamente di mandare in bancarotta le università inglesi. Il prestigio mondiale non basta da solo a riempire le loro casse, che fanno affidamento sulle rette pagate ogni anno dagli studenti stranieri: ma adesso, causa pandemia, solo uno su sette dei giovani che avevano in programma di venire a studiare in Gran Bretagna manterrà l’impegno. Gli altri hanno posticipato l’arrivo al 2021 o si sono dirottati verso altri Paesi. Come ha detto Nick Hillman, direttore dell’Istituto per le Politiche dell’Educazione Superiore, si tratta di «una martellata per le finanze delle università».

Quei 120 mila studenti cinesi

Gli studenti europei pagano una retta di 9.250 sterline l’anno (circa 10.500 euro), come i coetanei britannici (anche se dopo la Brexit questo potrebbe cambiare), mentre gli extra-europei versano dalle 20 mila alle 40 mila sterline annue, a seconda dei corsi: e basti pensare che in Gran Bretagna studiano 120 mila giovani cinesi (a fronte, per esempio, di 13 mila italiani) per capire quanto decisivo sia il loro apporto. Gli atenei britannici hanno una fortissima presenza di studenti stranieri, a differenza delle università italiane: a Oxford sono più del 40 per cento e nei college londinesi, da Ucl all’Imperial, superano la metà del totale, fino al 70 per cento della London School of Economics: il loro venir meno è una vera catastrofe, tanto più che già l’anno scorso il 61 per cento delle università d’Oltremanica dichiarava bilanci in rosso.

Salvataggio delle banche o morte

«Ci saranno serie conversazioni fra le università e le istituzioni finanziarie» ha aggiunto Hillmann, il che vuol dire che dovranno essere messi in piedi dei piani di salvataggio da parte delle banche. Gli atenei più prestigiosi, tipo Oxford e Cambridge, potranno correre ai ripari offrendo più posti ai giovani britannici, ma le cose saranno ben più complicate per gli istituti meno blasonati che hanno meno capacità di attrattiva. E anche le altre università di élite del Russell Group non se la passano bene, perché hanno già pesanti deficit a causa dei programmi di espansione in cui si erano lanciate: per esempio lo University College London stava costruendo un nuovo campus nell’Est della capitale, un progetto che ora potrebbe tornare in forse.

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