Giulia diventa Geremia e chiede di attivare la carriera alias ma la preside è titubante

I compagni di classe hanno chiesto un incontro con la preside per sbloccare la situazione, minacciando di occupare la scuola. Chiesta un’interrogazione parlamentare al ministro Bianchi

Una studentessa di un liceo di Pisa ha chiesto al dirigente scolastico di attivare la carriera alias dopo aver cambiato nome da Giulia a Geremia, ma l’istituto in un primo momento ha risposto no motivando che “ciò avrebbe urtato la sensibilità degli insegnanti”. Il caso è arrivato fino in Parlamento con un’interrogazione del senatore di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, con una richiesta di interrogazione al ministro dell’Istruzione Bianchi.

Succede a Pisa, al liceo Ulisse Dini, dove il 17enne Geremia ha deciso, appoggiato dalla famiglia, di attivare la carriera alias non riconoscendosi più nel proprio corpo. Ma la scuola, nella figura della preside, è titubante, così per solidarietà i compagni di classe minacciano l’occupazione e fanno convocare il consiglio di istituto. “Ci ha detto che la scuola non era pronta per iniziare questo percorso”, ha detto al quotidiano La Stampa Samuele Badalassi, uno dei rappresentanti di istituto. “La nostra è una scuola molto grande e non ci conosciamo tutti. Ma quando Geremia, che frequenta la quarta, ci ha raccontato la sua storia abbiamo deciso che dovevamo fare subito qualcosa. La maggior parte dei professori appoggia la sua scelta, solo qualcuno di loro ha una mentalità più antiquata”.

Che cos’è il libretto alias?

Che cos’è la carriera alias? La carriera alias è un profilo burocratico, alternativo e temporaneo, riservato agli studenti e studentesse trans. Questo sostituisce il nome anagrafico – cioè quello scritto nei documenti ufficiali e dato alla nascita in base al sesso biologico – con quello che la persona transgender ha adottato. Attraverso la carriera alias, ogni student* in transizione di genere avrà il nome scelto nei quadri dei voti, nel libretto e nel registro elettronico.

Oggi 32 università pubbliche su 68 hanno attivato la carriera alias per i propri studenti, prime fra tutte (nel 2003) Torino, Federico II di Napoli e università di Bologna, ma le scuole di secondo grado con tale percorso sono ancora una manciata. “Attraverso la carriera alias, si eviterà di andare incontro a numerose discriminazioni – afferma arcigay -, una di queste, è il misgendering, ovvero l’uso accidentale e intenzionale di termini che fanno riferimento al sesso biologico di una persona, anziché all’identità di genere in cui si riconosce l’individuo”.

La preside ci ripensa

“Sostenere che l’istituto non è pronto per la carriera Alias è imbarazzante e inaccettabile”, ha attaccato il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, protagonista di un’interrogazione parlamentare al ministro Bianchi. “La scuola deve favorire l’inclusione, sempre. Il ministero dell’Istruzione attivi una verifica sul Dini”. “È assurdo che uno studente non possa veder riconosciuta la propria identità perché qualche professore potrebbe rimanere turbato dal cambiamento, come ha sostenuto la preside”, afferma Samuele Badalassi, uno dei rappresentanti d’istituto del Dini. “Dopo le nostre proteste, la dirigente ha fatto un passo avanti: ha detto che la questione sarà discussa al prossimo consiglio d’istituto, il 13 dicembre. Speriamo non sia un modo per tirarla per le lunghe”. 

La preside ha fornito la sua versione e sembra essere ritornata sui suoi passi. “Dopo aver coinvolto il suo consiglio di classe – sostiene – i cui insegnanti usano il nome da lui scelto, abbiamo in programma di studiare la carriera alias attraverso il nostro referente del progetto sugli stereotipi di genere, per poi presentarla al collegio docenti. C’era già un accordo con i rappresentanti di istituto che mi avevano chiesto di attivare questo percorso”. E il rifiuto iniziale? “La mia perplessità – continua – era solo nei tempi e nei modi, proprio perché sapevo che questo tipo di percorso era una novità assoluta. Io stessa non ne ero a conoscenza. La delicatezza dell’argomento mi aveva fatto propendere per la riservatezza, mentre invece per quel ragazzo era importante diffondere la sua situazione”.

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