Giovani talenti, merito sotto scacco

scaccomatto.jpgDomande contemporanee:“L’Italia non è un Paese per i giovani?”. E quali sono le cause che li penalizzano? La demografia che premia gli over 65, la politica troppo “gerontocratica” o la scuola che non li forma abbastanza? E i giovani sono “precari” loro malgrado oppure vanno considerati dei “bamboccioni”, intenti a trovare scuse pur di evitare le sfide del lavoro e non lasciare l’accogliente nido di mamma e papà?
A rispondere a questi interrogativi si sono ritrovati a Davos per un italian breakfast esponenti al top del mondo imprenditoriale/bancario italiano e internazionale, ma anche talenti appartenenti alle nuove generazioni. Il tavolo così ha riunito Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria), Alessandro Profumo (ad di Unicredit), Corrado Passera (ceo del Gruppo Intesa San Paolo), Gabriele Galateri (presidente di Telecom), l’economista Domenico Siniscalco, Giuliano Berretta (presidente e dg di Eutelsat), ma anche Roberto Bolle, acclamato primo ballerino della Scala e Carlo Ratti, brillante ricercatore al prestigioso Mit di Boston.
Il quadro di partenza è sconfortante: giovani poco preparati dalla scuola, che trovano lavoro o fanno carriera più spesso grazie a connessioni sociali e di famiglia e se sono donne e madri, il lavoro – quando ce l’hanno – devono abbandonarlo, perché mancano i servizi per l’infanzia.
In Italia, come rileva la Marcegaglia “è cruciale la mancanza di meritocrazia” che invece va ristabilita nella scuola, nelle aziende, nelle università e nella politica. Inoltre il mercato del lavoro è “contro i giovani”, laddove da una parte ci sono quanti hanno “posti di lavoro inamovibili”, cioè i più anziani e dall’altra “i precari” cioè i giovani.
Va quindi ripensato l’intero sistema: dai contratti di lavoro in funzione anti-disparità generazionali al welfare (che ora è pensato “per un lavoro a tempo indeterminato, maschile e in un’azienda che non cambia mai”). Il problema però non è solo la meritocrazia – come fa notare Profumo – ma è anche quello di fare spazio alle nuove generazioni senza estromettere gli anziani, trovando contemporaneamente per loro nuove mansioni.
Per Passera il passaggio dei poteri ai giovani ha molto a che fare con la mobilità sociale: bisogna fare il possibile per far sì che i migliori studenti arrivino nelle migliori scuole. Un sistema di sussidi di disoccupazione anche per i precari e la flessibilità in uscita per i più anziani potrebbero anche contribuire a una creare un contesto più favorevole ai giovani.

Manuel Massimo

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