Ecco come cambia l’Università italiana: crollo delle immatricolazioni, meno fuoricorso e meno viaggi Erasmus

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“La condizione di instabilità e precarietà per il proprio futuro influenza inevitabilmente le scelte e i comportamenti degli studenti, nonché delle loro famiglie, e getta un’ombra anche sul loro futuro da neolaureati”- E’ stato presentato ieri il XVI Rapporo AlmaLaurea, sulla condizione e il profilo dei laureati italiani. Quello che ne esce è un quadro piuttosto in evoluzione, ma i numeri conferma un calo difficile da arginare al momento. 

 

Dopo l’aumento delle immatricolazioni dal 200 al 2003, dovuto all’ingresso robusto dell’università riformata di popolazione in età adulta, negli ultimi anni si è registrato un calo vistoso e preoccupante. Nel 2003 il numero di immatricolati ha raggiunto il suo massimo storico: 338mila. Nel 2012 si è passati ai 270mila studenti immatricolati: un calo di oltre 20 punti percentuali. Quali le motivazioni? Di sicuro un calo demografico che ha caratterizzato il nostro Paese, nel periodo 1984-2012, ma hanno contribuito anche il deterioramento delle prospettive occupazionali dei laureati, la crescente difficoltà di tante famiglie a sostenere i costi dell’istruzione universitaria e una politica del Diritto allo studio ancora carente.

 

La situazione, comunque, sembra andare lentamente nella direzione giusta:

 

  • aumentano infatti i giovani che terminano gli studi nei tempi previsti
  • diminuisce la quota che terminano gli studi con un numero altro di anni fuoricorso
  • diventa più frequente la partecipazione alle lezioni
  • si estende l’esperienza di stage e tirocini svolti durante gli studi
  • si mantiene costante la tendenza ad avvantaggiarsi delle opportunità di studio all’estero

 

 

Cresce, e di parecchio, il numero di giovani laureati provenienti da altri Paesi che decidono di studiare in Italia: sono più di 7mila nel 2013, contro i 2mila del 2005. Rispetto ad altri Paesi, però, l’Italia costituisce un centro di attrazione relativamente debole, con un’incidenza di studenti stranieri della metà rispetto ai livelli OCSE.

La riforma universitaria, secondo AlmaLaurea, ha portato un miglioramento delle performance universitarie, organizzando i corsi di studio su due livelli (3+2). Grazie alla riforma, infatti, sono comparsi per la prima volta laureati in età inferiore a 23 anni, che oggi rappresentano il 18 % del totale.

Le immatricolazioni, ad esempio, sono calate del 20 % in 9 anni, dal 2003 al 2012. Solo il 30 % dei diplomati, poi, decide di continuare gli studi e di iscriversi ad un corso universitario.

I giovani di origine sociale meno favorita, che fra i laureati del 2004 costituivano il 20%, nove anni dopo sono diventati il 26%, e risultano ancora più numerosi fra i laureati di primo livello (28%). Un segnale importante, che testimonia l’innalzarsi, per certi versi ancora troppo lento, della soglia educazionale della popolazione italiana.

L’età media alla laurea è oggi pari a 25,5 anni per i laureati di primo livello, 26,8 anni per i magistrali a ciclo unico e a 27,8 per i magistrali biennali. Un miglioramento registrato anche tenendo conto degli studenti fuori corso, il cui numero si è abbassato drasticamente rispetto al 200, fermandosi al 13 %.  Tra le discipline specifiche, va sottolineato che più del 76 % degli studenti di Giurisprudenza rimane fuoricorso, già al primo anno di studi. All’estremo opposto gli studenti di Professioni Sanitarie, di cui solo il 33 % è in ritardo.

Le donne sono più brave! Si laurea in corso il 40 % delle studentesse, contro il 40 dei colleghi maschi. Il voto medio, poi, è 103 su 110 per le ragazze, contro i 101 su 110 per i ragazzi. 

Solo il 13 % degli studenti italiani ha deciso di partire per un’esperienza all’estero nel 2013. Gli studenti con maggiore disagio sociale, inoltre, hanno meno chances di partecipare a progetti simili, si legge nel rapporto AlmaLaurea.

Raffaele Nappi

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