Disabile a chi? La storia di Fulvio, studente universitario

Incontrato alla Sapienza, nell’aula riservata agli studenti disabili, Fulvio ci ha raccontato la sua storia e il suo progetti futuri. Quello che gli manca oggi è un’aula dove poter studiare qualche ora in più con la sua tutor.

Vuole fare il cronista sportivo. E di stoffa ne ha parecchia se, già all’inizio degli Europei di quest’estate, Fulvio aveva pronosticato che l’Italia sarebbe arrivata in finale. Lo abbiamo incontrato nell’aula riservata agli studenti diversamente abili del Museo dell’arte classica, alla Sapienza, mentre studiava con la sua tutor, Mariangela.

“Ho sempre avuto tutor donne. Per sceglierle sfoglio un book!”, scherza. Mariangela, studentessa di psicologia che ha ottenuto per il secondo anno consecutivo la borsa di collaborazione per il tutoraggio, ci dice: “L’unico posto in cui io e Fulvio possiamo studiare, quindi ripetere ad alta voce, rileggere e confrontarci, è il Museo dell’arte classica, dove da pochi mesi è stato istituito uno spazio con due grandi tavoli riservati agli studenti disabili. Dico che è l’unico posto perché nelle altre facoltà non c’é uno spazio riservato. Lo scorso anno, con un altro ragazzo, dovevamo studiare in aule vuote, quando e se erano libere, oppure, in estate, in cortile.

“Usufruire di un tutoraggio che ci aiuta nel prendere appunti è ottimo” racconta Fulvio. “L’unica cosa che vorrei sarebbero alcune ore in più per studiare, con il tutor che sottolinea. Vorrei non dovermi preoccupare del tetto delle ore, massimo 150, e invece devo farlo perché non ho una disabilita mentale ma fisica”. La vita di Fulvio è molto migliorata da quando si e diplomato a Nettuno e si e trasferito a Roma, per iscriversi a Scienze della Comunicazione.

“Sicuramente ha fatto la differenza stare nella casa dello studente, dove ci sono assistenti 24 ore su 24. E’ davvero un ottimo servizio. Per qualsiasi esigenza, noi chiamiamo”. La madre di Fulvio è una donna molto in gamba. “Sono stati fatti parecchi passi avanti rispetto al passato, ma i problemi restano. Alcune volte in Facoltà lo hanno dovuto prendere in spalla, ma questo sta alla sensibilità di chi gli è intorno”.

Per fortuna tra i ragazzi c’e tanta collaborazione. Certo, può succedere che l’ascensore si rompa e si sa che le barriere a Roma sono davvero ovunque. “Qualche settimana fa una ragazza, sull’autobus, per un disguido con la pedana si e fatta male ed e dovuta andare all’ospedale” ricorda Fulvio. Il giudizio complessivo sui servizi offerti dalla Sapienza resta comunque positivo.

 

Angela Zurzolo

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