Diritto allo studio, la beffa delle borse tassate

L’art. 34 della nostra Carta prevede che “I capaci e mertitevoli, anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Purtroppo, come spesso accade la coperta è corta e il dettato costituzionale non trova piena applicazione: così alcuni studenti del Politecnico di Milano hanno pensato di rivolgersi ad alcune aziende private per ottenere il finanziamento di nuove borse di studio.

In barba alla crisi galoppante, sono stati raccolti ben 220.000 euro: «La società Autostrade per l’Italia, per esempio, finanzia borse anche di 8.700 euro.», racconta Marco Lezzi, membro del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU). Un’iniziativa lodevole, degna di essere premiata e incoraggiata.

Ben presto, però, i beneficiari si sono accorti di un’amara beffa: infatti, in base alla legislazione vigente le borse di studio erogate da privati sono equiparate al reddito da lavoro dipendente e sono perciò sottoposte ad un’aliquota Irpef del 23%. Non solo, lo studente che percepisca più di 2840 euro lordi risulta soggetto autonomo e i genitori non possono più usufruire della detrazione per i figli a carico. Il Rettore del Poli, Giovanni Azzoni, ha definito la norma «incivile», in totale contrasto col principio di sussidiarietà ed inadeguata  «alle esigenze di un Paese che cambia»; forti del suo sostegno, gli studenti hanno proseguito la battaglia scrivendo una lettera al premier Monti:

«Come,il nostro Stato valorizza queste iniziative, che dovrebbero essere quanto mai auspicabili e il più possibile da imitare?» si chiede nella lettera Francesco Magni, Presidente del Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio (CLDS) «Tasse! La risposta delle istituzioni pubbliche di fronte a una simile “iniziativa dal basso” si chiama Irpef.». Magni lancia anche una proposta: «Perché non iniziare col detassare le borse di studio per i giovani studenti?».

IL 23 febbraio 2012 il CNSU ha approvato all’unanimità una mozione nella quale propone di modificare il regime fiscale attuale; nel frattempo, si sono mossi anche i parlamentari Maurizio Lupi e Cosimo Latronico che hanno presentato un emendamento al decreto liberalizzazioni. «Se approvato, accoglierebbe le nostre richieste, rendendo esenti dalle tasse anche le borse di studio promosse da aziende», conclude Marco Lezzi, chiedendosi anche «se la politica voterà per un paese per giovani!

Per il momento, almeno qualcuno ci ha voluto ascoltare, ma la battaglia è appena iniziata.»

Emanuel Ernesto Bernardi

Pavia

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  1. è assurdo far pagare le tasse sulle borse di studio, difficile da mandar giù. speriamo che il Presidente Monti intervenga a correggere questa stortura!!!

  2. Sono uno studente, iscritto al secondo anno di università, lavoro la sera nei locali (classico lavoro dei fuori sede e non) per “supportarmi”, oltre l’aiuto dei miei genitori. Resto davvero senza parole di fronte a questa ennesima dimostrazione come il diritto allo studio sia sempre meno preso in considerazione dalla politica.
    Seguirò con interesse la vicenda e mi auguro presto di leggere il buon esito della proposta.

    Grazie Emanuel per il tuo articolo!

  3. Caro Emanuel grazie per il tuo articolo.

    Mi chiamo Davide Negri studente di giurisprudenza dell’Ateneo di Pavia. Ora sono a Buenos Aires per un programma di doppia laurea che va partendo in via sperimentale. Qui sono assieme a studenti del politecnico di Torino, Ca Foscari di Venezia, Liuc, Bocconi. Tutti abbiamo il problema delle borse di studio ampiamente insufficienti a coprire le spese. Anche gli argentini hanno lo stesso problema ma essendo un’universita’ privata sta cercando da tutte le parti finanziamenti per sostenere i propri studenti. Io auspico che la norma che tassa le borse di studio in Italia venga abrogata come primo passaggio e che poi quando si tratta di scambi internazionali ci sia un sostegno non del singolo ateneo ma anche di tutte le istituzioni preposte a facilitare scambi ed erogazione di borse di studio.

    Davide Negri

  4. Articolo interessante. Spero soltanto che questi benpensanti della politica si mettano una mano sulla coscienza (ne dubito, visto come sono attaccati ai soldi) e si rendano conto che per far crescere il paese occorre far crescere i nosrti figli.

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