Contro gli affitti in nero: Atenei come agenzie immobiliari

Secondo L’istat il 40% dagli studenti non ha un regolare contratto di fitto. Azione Universitaria chiede al Ministero di indicare a tutte le Università di seguire il “modello Bologna”. Nel capoluogo emiliano gli Atenei fungono da trade unione tra domanda e offerta immobiliare

Affitti in nero:  Azione Universitaria propone il modello Bologna per contrastare il fenomeno e garantire trasparenza e regolarità nei rapporti tra studenti in affitto e proprietari di beni immobiliari.

Gli Atenei del capoluogo emiliano infatti sono al  momento i più virtuosi poiché si propongono come vera alterativa alle agenzie immobiliari e si pongono come garanti degli studenti per i  proprietari di beni da cedere in locazione.

E’ questa la proposta avanzata da Azione Universitaria, il coordinamento studentesco che per primo ha avviato un dialogo con il Ministero dell’Istruzione per porre argine al fenomeno che secondo l’Istat nelle quattro città più importanti (Roma, Napoli; Milano, Bologna)  ha raggiunto punte del 40%.

In base ai dati Istat 2009 gli studenti fuori sede ammontano a circa il 20,5% della popolazione studentesca totale (a cui però vanno aggiunti gli studenti che anche se residenti nella stessa regione dell’ateneo di iscrizioni, decidono comunque di prendere una stanza in affitto).

A questi dati vanno aggiunti quelli emersi da uno studio di Federconsumatori del 2010 secondo cui uno studente fuorisede spende fino a 6.958 € annui in più rispetto a uno che studia in sede. È l’affitto la voce più costosa per uno studente “fuori sede”, che, insieme alle spese accessorie (riscaldamento, condominio, energia, ecc.), raggiunge mediamente 4.982 € annui se sceglie di vivere in singola, e 3.756 € annui se, invece, sceglie di condividere una stanza con altri studenti.

Dividendo l’Italia in Macro-regioni si scopre che è il Centro ad avere le spese per la casa (affitto + mantenimento) più alte, pari a 5.544 € annui per una stanza singola e 4.194 € annui per una stanza condivisa. Più economico, invece, risulta il Sud con una spesa pari al 31% in meno rispetto al Centro, per quanto riguarda la stanza doppia e del 34% in meno relativamente alla singola.

In definitiva l’Italia è fanalino di coda  nella classifica europea ma in Italia, la città che sta meno peggio, è Bologna dove gli atenei  da tempo fungono da trade unione tra la domanda e l’offerta immobiliare. Qui i rapporti sono disciplinati da contratti in regola ed il tasso di evasione è in assoluto il più basso del paese.

Un servizio alloggi di recente è stato avviato anche a Roma, presso l’Università Roma TRE e con risultati davvero incoraggianti. E’  a questi modelli  che guarda Azione Universitaria che ha immediatamente avviato un dialogo col Ministero perché  dia indicazioni precise a tutti gli atenei d’Italia e faccia registrare quanto prima un’inversione di tendenza.

Monica D’Ambrosio

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