Bussetti smonta l'alternanza Scuola-Lavoro: "Arriveremo a metà delle ore". Dove va la scuola italiana?

Il ministro dell’Istruzione e dell’Università Marco Bussetti ha dichiarato di voler metter mano alla riforma dell’alternanza e dell’esame di maturità. il dibattito è aperto e si presta ad una divisione fra quanti hanno apprezzato il valore dell’alternanza e quelli che hanno remato contro.

Scende il liceo, sale il tecnico professionale. Parliamo di ore di alternanza scuola-lavoro previste già dalla “Buona Scuola” del governo Renzi. Come sappiamo l’impegno è a partire dal terzo anno di scuola superiore e prevede 400 ore complessive per i tecnici e i professionali e 200 per i licei.
Ora tutto cambia. Il ministro dell’istruzione Bussetti, intervistato dal Corriere della Sera, ha dichiarato di voler ridurre l’impegno degli studenti liceali. Non più 200 ore di alternanza, bensì un centinaio, mentre resta l’impegno per i tecnico professionali di almeno 400 ore. Sicuramente tireranno un sospiro di sollievo i delegati, i docenti e i presidi costretti ad un super lavoro per organizzare un’attività estranea o comunque diversa dall’insegnamento, ma di certo ci saranno polemiche soprattutto dal mondo produttivo che reclama forza lavoro preparata alle sfide della nuova industria 4.0
«Arriveremo più o meno a metà delle ore di scuola-lavoro nei licei, gli studenti degli istituti tecnici ne faranno alcune di più, perché è un’esperienza che ha avuto risultati positivi ma è stata molto faticosa e non sempre funziona. E soprattutto non voglio che sia al centro dell’esame orale della Maturità perché quello è il momento in cui lo studente deve poter esprimere se stesso e le competenze acquisite con lo studio di cinque anni».
Questa la dichiarazione del ministro al “Corriere” che ha poi aggiunto un passaggio sulle competenze trasversali un po’ contraddittorio rispetto alla annunciata riduzione dell’alternanza:”Abbiamo bisogno di sviluppare percorsi di competenze trasversali insegnare a relazionarsi con i social media, valorizzare il public speaking e il debate”. Tutto giusto salvo il fatto che queste competenze si apprendono soprattutto sul campo, col fare.
Alla vigilia di un anno scolastico che si preannuncia in affanno come sempre, quello che possiamo osservare è che si parla tanto di assunzioni, di concorsi, di graduatorie, ma poco del docente del terzo millennio.
A giudizio di chi scrive, la scuola italiana è di ottimo livello e sono tanti i docenti, i “maestri”, che si impegnano e danno il cuore ogni giorno, pur fra tante difficoltà. Ma purtroppo ciò non è sufficiente. Manca una classe di nuovi docenti preparati alle sfide di una formazione molto impegnativa, al passo con le nuove tecnologie e che offra strumenti di lettura della quotidianità.
In questo la scuola e i suoi docenti sono datati.
Non dovrebbe essere sufficiente superare un concorso (come accade oggi) per accedere all’insegnamento e allo stare in classe con i ragazzi. Occorre oltre ad una adeguata preparazione di base, la capacità di saper stare con i ragazzi, di saper trasmettere contenuti e valori, di saperli motivare e coinvolgere. E di credere per davvero nella Peer Education, senza nascondersi nel ruolo, dietro la cattedra. Un tema complesso, su cui varrà la pena riflettere e dibattere ancora molto. E su cui mi farebbe piacere ricevere anche il punto di vista dei lettori.
Mariano Berriola

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