Boom di scrizioni al Sud e negli atenei di provincia. Manfredi: "Università modo migliore per affrontare crisi"

Non sembra esserci stato il blocco delle immatricolazioni come paventato in estate. Anzi. Benché l’Università non più ritornata al boom di iscrizioni dei primi anni duemila, registrando un -37mila nuovi iscritti in 15 anni, per l’anno scolastico 2020/2021 si è registrato un +6% rispetto l’anno precedente. Su un totale di 475.283 nuove matricole, triennali, magistrali e a ciclo unico, i 322.729 nuovi iscritti triennali superano i 307 mila dell’anno 2019/2020.

Secondo il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, “le famiglie hanno visto nell’iscriversi all’università il modo migliore per affrontare la crisi”. Secondo l’ex rettore della Federico II di Napoli il dato potrebbe “cambiare” ma l’indirizzo sembrerebbe segnare un nuovo corso degli Atenei italiani, dovuta in parte “anche alle misure volute del governo sul diritto allo studio”, afferma Manfredi in un’intervista al Sole 24 Ore. E la promessa del ministro è quella di “rendere strutturali gli sconti adottati in questo primo semestre” nella manovra di fine anno.

C’è chi parla già di “rivincita degli atenei di provincia”, anche al netto del boom di iscrizioni nelle università lontane dalle grandi città. Ad esempio nel Lazio è stata l’Università degli Studi della Tuscia ha registrare un raddoppio di iscritti (+56,3%) rispetto lo scorso anno. Al secondo posto l’Università di Perugia che ha registrato un +35,2% di neo iscritti. A livello regionale, invece, spiccano Umbria, Sicilia e Veneto, che registrano rispettivamente il +32,9%, +15% e +11,8% delle iscrizioni rispetto all’anno precedente.

Scorrendo la classifica degli atenei con i maggiori incrementi percentuali d’immatricolazione è possibbile ipotizzare che molti studenti abbiano scelto di iscriversi negli atenei più vicini alla propria città di residenza. Un’ipotesi che potrebbe trovar sostegno nella messa in atto della didattica mista e la conseguente scelta di non spostarsi troppo dalla propria città, onde evitare possibili blocchi di spostamenti. A ciò, certamente si aggiunge la possibile crisi economica e la necessità, dunque, di voler risparmiare su affitti e spostamenti pur di non abbandonare gli studi. Parallelamente alla crescita degli atenei di provincia crescono, in maniera minore, anche i maxi atenei e le università private: +6,4% la Luiss di Roma, +3,1% la Bocconi di Milano e +2,5 la Cattolica di Milano.

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