Blitz alla Sapienza: le associazioni contro il numero chiuso

Anche quest’anno migliaia di studenti proveranno i test d’ingresso per accedere ai corsi di laurea a numero chiuso su scala nazionale. Si comincia oggi 4 settembre con Professioni Sanitarie, poi l’8 settembre sarà la volta dei test di Medicina, e nei giorni seguenti avremo i test di Veterinaria e Architettura.
Gianluca Scuccimarra, Coordinatore dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Nonostante i proclami della Giannini che i mesi scorsi ha promesso un tavolo tecnico di discussione per affrontare il drammatico problema dei test e del numero chiuso, ci ritroviamo all’alba del primo test di professioni sanitarie con un nulla di fatto. Con il blitz alla Sapienza (ateneo con il maggior numero di partecipanti alla lotteria dei test) ‘Se non è aperta non è buona #nonumerochiuso’ vogliamo portare avanti il messaggio che non può esistere alcuna “Buona Università” se si continuano le attuali politiche di chiusura che tendono solo ad aumentare le disuguaglianze sociali del Paese”.
“Ancora una volta, a partire da oggi e durante tutti i test che si terranno nelle prossime settimane, ci troverete davanti agli atenei italiani distribuendo le nostre guide al test sicuro in sostegno e in difesa di tutti gli studenti che ogni anno rischiano di non poter realizzare il proprio futuro a causa di prove inique e fallaci, come da anni denunciano le nostre battaglie e i nostri ricorsi”.
Prosegue Alberto Irone, Portavoce della Rete degli Studenti Medi: “Ripensare il sistema dei test non è sufficiente: è indispensabile fare un ragionamento strutturato che parta da maggiori investenti sull’orientamento. Sempre più studenti, infatti, si trovano a intraprendere un percorso universitario che poi si rivela sbagliato o decidono di non andare all’università, non avendo comunque ben chiaro cosa scegliere per il proprio futuro. Scuola e Università non sono due percorsi scissi: combattere il calo di iscritti all’università e la dispersione dopo il primo anno di studi parte necessariamente da una riforma del percorso di studi superiore. Fare la riforma dei cicli, insieme ad una seria strutturazione dell’orientamento universitario, da fare nel quarto e quinto anno di scuola superiore, permette una scelta del percorso universitario molto più consapevole e motivata”.
Conclude ancora Gianluca Scuccimarra: “quello che sta succedendo ad Enna, con l’apertura della succursale dell’università romena “Dunarea de Jo”, dimostra ancora una volta quanto sia fortemente iniquo il sistema italiano, dove chi può permettersi rette alte, che si aggirano intorno alle 10.000 euro, e ha la possibilità di studiare all’estero, in Albania o in Romania stesso, riesce a raggirare l’ostacolo dei test e della programmazione; e a pagarne le spese sono sempre gli studenti più abbienti. È ora che la politica si faccia carico dell’istruzione e non con spot periodici e misure ex temporanee, e che pensi a rimettere l’istruzione al centro delle priorità del Paese, partendo da un’università aperta a tutti ed eliminando ogni barriera. Pensiamo a come investire, a come aprire i luoghi della formazione, le scuole e le università, a come renderle accessibili, solo così riusciremo a far ripartire il Paese.”.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Test d'ingresso: si parte con Professioni Sanitarie

Next Article

Massacrò professore alla Sapienza: arrestato 21enne

Related Posts
Leggi di più

“Vietato salire sull’aereo con i ventilatori polmonari”: Ryanair nega il volo a una dottoranda che deve andare a discutere la tesi

L'incredibile storia capitata a Paola Tricomi, studentessa siciliana della Normale di Pisa che tra qualche giorno dovrà discutere la tesi di dottorato. La compagnia aerea le ha negato la possibilità portare a bordo i due ventilatori polmonari che le servono per respirare. Dopo la mobilitazione sul web la società irlandese ha fatto marcia indietro: "E' stato un equivoco".
Leggi di più

Rientro dei cervelli in fuga, la ministra Messa ci crede: “Abbiamo messo sul piatto 600 milioni di euro”

In Senato la ministra dell'Università ha confermato l'importante stanziamento del Governo grazie ai fondi del PNRR riguardo al programma di rientro dei ricercatori italiani che sono andati a lavorare all'estero. E sul no della Gran Bretagna per il visto speciale per i nostri laureati: "Noi siamo diversi da loro e accogliamo chiunque abbia le capacità di innovare".